Rivoluzione verde

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La rivoluzione verde è un processo di mutamento delle tecniche agricole che iniziò in Messico nel 1944 e d'allora si estese in tutto il mondo. L'obiettivo della rivoluzione verde era di aumentare l'efficienza dei processi agricoli così che aumentasse la produttività dei raccolti e si potessero aiutare i paesi in via di sviluppo a far fronte ai bisogni della popolazione crescente.

La rivoluzione verde ha iniziato a subire le critiche (discusse sotto), ed è stata sostituita in alcuni casi da tecniche agricole integrate o organiche.

Indice

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[modifica] Storia

La rivoluzione verde iniziò nel 1944, quando la "Rockfeller Foundation" fondò un istituto per aumentare il prodotto agricolo delle fattorie messicane. Ciò produsse risultati sorprendenti, così che il Messico passò dal dover importare metà del suo grano alla autosufficienza nel 1956, fino al 1964 in cui esportava mezzo milione di tonnellate di grano. Autore della trasformazione fu un giovane genetista americano, Norman Borlaug, che incorciando frumenti bassi e frumenti altamente produttivi, ma alti, ottenne frumenti di taglia contenuta capaci di grandi produzioni. Per la realizzazione avrebbe ottenuto il premio Nobel.

Da quel momento, le tecnologie furono esportate all'estero, trovando applicazione in tutto il mondo. Il successo nei rendimenti crescenti era indiscutibile. La crescita dei rendimenti era tale che l'agricoltura era finalmente capace di tener testa alla crescita della popolazione. La produzione pro capite aumentò ogni anno dopo il 1950.

L'uso dell'ingegneria genetica in agricoltura per creare cibi geneticamente modificati (v. OGM) è visto da alcuni come la continuazione naturale della rivoluzione verde.

[modifica] Tecnologie

Le tecnologie della rivoluzione verde si suddividono in due categorie. La prima è la produzione di nuove varietà di piante; la seconda è lo sviluppo di nuove tecniche agricole.

[modifica] Razze ibride

La maggior parte dei raccolti consumati dal pubblico di massa delle nazioni industrializzate è costituita da raccolti derivati da sementi della rivoluzione verde. La progettazione di razze ibride (così chiamate perché create mediante riproduzione incrociata di un largo numero di varietà per produrre la combinazione desiderata di caratteristiche in una singola varietà, sebbene anche la mutazione genetica casuale era usata) era motivata dal desiderio in primo luogo di aumentare il rendimento del raccolto, e anche di estendere la durata per il trasporto e la longevità per la conservazione. Il grano "Norin 10" è un esempio di un ibrido che aiutò i paesi in via di sviluppo, come l'India e il Pakistan, ad aumentare la produttività dei loro raccolti. Da allora, gli ibridi sono stati eseguiti per raggiungere un'estetica migliore (es. pomodori più grossi, più diritti, pannocchie uniformemente colorate).

Poiché il miglioramento del rendimento dei raccolti era prodotto principalmente tramite l'uso di combustibili fossili pesanti (vedi sotto), l'elevata efficienza degli ibridi della rivoluzione verde è spinta da questi input; infatti, gli ibridi sono più efficienti nello sfruttamento dei fertilizzanti chimici usati, e sono anche progettati per essere più facili da raccogliere meccanicamente.

[modifica] Tecniche agricole

Le tecniche messe a punto e sviluppate dalla rivoluzione verde sono, in breve:

  • Uso massiccio di fertilizzanti chimici. Ogni pianta sostanzialmente conta su alcuni composti di base per crescere. In primo luogo è necessario l'azoto. Solo sotto forma di nitrato le piante possono assorbire l'azoto di cui hanno bisogno. Alcuni microorganismi trovati nel suolo sono capaci di trasformare l'azoto presente nell'aria nella forma di nitrato che le piante possono usare. La fissazione biologica dell'azoto può anche aver luogo per l'effetto di microorganismi viventi in piccoli noduli sulle radici di certe piante, come i legumi. I fosfati sono anche importanti, tanto quanto altri elementi presenti in tracce. Il pH del suolo (acidità o alcalinità) deve essere regolato fino a raggiungere le condizioni ottimali del prodotto in questione. In precedenza le condizioni del suolo dovevano contare solo su tecniche come la rotazione, la mistura di sementi, o fertilizzanti organici come il concime di cavallo. Il maggior passo avanti della rivoluzione verde in questo campo è stato l'uso di fertilizzanti chimici per aggiustare il PH del suolo e raggiungere i livelli giusti di tutti i composti necessari per la crescita della pianta.
  • Irrigazione. Benché sia stata usata in agricoltura per migliaia di anni, la rivoluzione verde ha ancor di più sviluppato i metodi d'irrigazione migliorandone l'efficienza. È stato possibile avere più di un raccolto all'anno con una dipendenza ridotta dalle stagioni dei monsoni.
  • Uso di macchinari pesanti. Le mietitrici meccanizzate e altri macchinari pesanti non erano nuovi per l'agricoltura (la mietitrice McCormick fu sviluppata nel 19° secolo), ma la rivoluzione verde permise una riduzione drastica nel fabbisogno di lavoro umano nell'agricoltura estendendo l'uso dei macchinari per automatizzare ogni possibile processo agricolo.
  • Pesticidi ed erbicidi. Lo sviluppo di pesticidi ed erbicidi chimici (inclusi i cloruri organici ed i composti organofosfatici ha permesso ulteriori miglioramenti nei rendimenti dei raccolti permettendo un controllo efficiente delle erbacce (mediante l'uso di erbicidi nella stagione della crescita) e lo sradicamento di insetti nocivi.

Negli anni recenti le tecniche di ingegneria genetica sono state usate per estendere alcune delle migliorie della rivoluzione verde, specialmente l'uso dei pesticidi ed erbicidi. Per esempio molti prodotti agricoli commerciali questi giorni hanno sviluppato resistenza agli erbicidi, così che l'uso di quantità maggiori di erbicidi elimina le erbacce indesiderate lasciando intatto il raccolto.

[modifica] Critiche

La rivoluzione verde è stata criticata sotto molti aspetti, ma il primo argomento è ambientale. La rivoluzione verde, sostengono i critici, è difettosa per diversi conti:

  • Perdita di biodiversità. La diffusione degli ibridi della rivoluzione verde e le tecniche ad essa associate ha portato alla coltivazione di poche varietà di sementi. Alcuni raccolti hanno visto la riduzione del 90% delle varietà delle sementi. La dipendenza da uno o poche forme di sementi significa una aumentata fragilità della popolazione e una compromessa capacità di migliorare le sementi nel futuro, oltre ad una perdita non stimabile nel contributo ad una dieta varia. Inoltre le sementi della rivoluzione verde sono create per efficienza nella crescita e longevità (e a volte per l'apparenza), non per il valore nutritivo. Così molti ibridi hanno un valore nutritivo inferiore rispetto ai loro antenati. L'introduzione dei prodotti principali della rivoluzione verde nelle regioni che in precedenza avevano centinaia o migliaia di varietà di sementi, così come la sostituzione di varie fonti nutritive con una singola alternativa della rivoluzione verde, ha portato ad un'alimentazione povera come risultato di un passaggio da diete varie con molte fonti nutritive a diete basate su uno o pochi cereali. La perdita di biodiversità può essere considerata un male in sé in quanto alterazione dell'ambiente e della natura, indipendentemente dai danni di natura alimentare che essa può provocare sull'uomo.
  • Dipendenza da combustibili fossili. Mentre i prodotti agricoli aumentavano come risultato della rivoluzione verde, la quantità di energia richiesta dal processo di produzione (cioè l'energia che deve essere spesa per produrre un certo prodotto) è anch'essa cresciuta ad un ritmo più alto, così che il rapporto tra raccolto prodotto ed energia di input è andato via via diminuendo. Le tecniche della rivoluzione verde fanno pesante affidamento sui fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi chimici, alcuni dei quali devono essere prodotti a partire da combustibili fossili, rendendo l'agricoltura progressivamente basata sui prodotti del petrolio.
  • Inquinamento. Lo scolo di fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi continua ad essere una rilevante fonte di inquinamento, e la maggior parte dell'inquinamento delle acque. Benché i pesticidi più pericolosi, tossici e a volte cancerogeni della prima metà del secolo (come il 2,4,5-T e il DDT) sono stati pressoché eliminati dall'uso agricolo (anche se il DDT continua ad essere usato nelle nazioni del terzo mondo), i loro effetti non sono stati del tutto cancellati.
  • Degrado del suolo. I critici sostengono che la rivoluzione verde distrugge la qualità del suolo su un lungo raggio. Questo è il risultato di una pluralità di fattori, inclusa l'accresciuta salinità del suolo derivante da una pesante irrigazione; "bruciatura" del suolo a causa di un uso pesante di fertilizzanti chimici, che uccidono i microbi benefici del suolo e altri organismi; erosione del suolo; e perdita di importanti elementi residuali. Questo può condurre ad una dipendenza crescente dagli input chimici per compensare il deterioramento del suolo, un processo che in definitiva può fallire.
  • Dipendenza economica. Molto spesso le multinazionali dell'agricoltura vendono ai piccoli contadini ed alle grandi aziende agricole i propri semi geneticamente modificati i quali, oltre ad essere spesso sterili e quindi devono essere riacquistati ad ogni stagione, necessitano di specifici erbicidi, pesticidi, fertilizzanti e macchine agricole. Questi ultimi vengono prodotti e venduti dalle stesse multinazionali. È un dato di fatto che tale meccanismo genera dipendenza dalle multinazionali e le spese molto spesso superano i ricavi, così che molti aziende falliscono e molti contadini sono costretti a vendere la propria terra per ripagare i debiti ed essere poi impiegati dal nuovo acquirente (molto spesso una delle suddette multinazionali) come braccianti agricoli in condizioni al limite della sussistenza, con tanto di violazioni di diritti umani, norme igienico-sanitarie, diritti dei lavoratori, ecc.

Inoltre, vi è anche una dimensione sociale importante, che deve essere presa in considerazione. La rivoluzione verde ha introdotto grandi cambiamenti in un mondo dove la maggior parte delle persone dipende ancora dall'agricoltura per la sopravvivenza. Il risultato di molte di queste tecniche fu l'incoraggiamento di un'agricoltura di vasta scala ai danni di piccoli contadini, che non erano capaci di competere con l'alta efficienza delle sementi della rivoluzione verde. I risultati sono stati spostamenti di massa e urbanizzazione e povertà crescenti presso questi contadini, e la perdita della loro terra a vantaggio di grandi aziende agricole, che sono molto più abili nella gestione delle imprese notevoli legate all'effettiva applicazione delle tecniche della rivoluzione verde. Ciò può essere paragonato alle proteste dei Luddisti circa la rivoluzione industriale. Una critica della rivoluzione verde è la scrittrice e attivista indiana Vandana Shiva.

La rivoluzione verde ha aiutato la produzione di cibo a stare al passo con la crescita della popolazione. Molte persone credono che una seconda rivoluzione verde dovrebbe prendere piede, e dovrebbe concentrarsi sui raccolti prodotti per i due miliardi di persone che mancano di sicurezza alimentare, soprattutto in vista del picco del petrolio.

[modifica] Bibliografia

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  • Shiva, Vandana. "Stolen Harvest: The Hijacking of the Global Food Supply", South End Press 2000


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