Pietro de' Crescenzi

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Pietro de’ Crescenzi (nato nel 1233 morto nel 1320/1 ca.) è il maggiore agronomo del Medioevo occidentale. Tra la composizione dell’ultima grande opera agronomica della Latinità, la monumentale enciclopedia di Gaio Plinio, e le prime espressioni dell’agronomia della Rinascenza, trascorrono milletrecento anni: nel lungo arco di tempo nelle terre a occidente dell’Indo vedono la luce tre opere agronomiche, una in greco, la Geoponica, compilazione mediocre attribuita, almeno per il suo nucleo centrale a Cassiano Basso, una in arabo, il Libro dell’agricoltura dell’arabo Abou Zakariya ibn al Awwam, uno dei capolavori dell’agronomia di tutti i tempi, e, in latino, il Liber commodorum ruralium di Crescenzi.

Indice

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[modifica] Biografia

Crescenzi studiò filosofia e scienze all'Università di Bologna già celebre in quei tempi. Si laureò in diritto sotto il celebre Azzone.

Crescenzi è giudice bolognese al tempo di Dante. Come tutti i dottori in diritto laureati a Bologna gode di vaste possibilità di impiego, siccome come podestà le città italiane preferiscono un giudice estraneo, libero da legami locali che ne minaccino l’imparzialità. Crescenzi è giudice in città diverse, viaggiando conosce l’agricoltura delle regioni d’Italia, che, ritiratosi in pensione, descrive in un’opera di cospicuo volume, la summa agronomica del medioevo latino.

Nella vastità del disegno sono comprese tutte le colture principali, cereali e leguminose, ortaggi, frutti e vite, precetti per la manipolazione delle derrate, l’elenco delle proprietà medicinali di ogni pianta, l’opera si chiude con consigli per la caccia e l’uccellagione.

Unica opera agronomica del Medioevo, il Liber conobbe immensa diffusione, Le più autorevoli fonti che hanno eseguito il computo ha contato 12 incunaboli e edizioni latine, 18 edizioni italiane precedenti l’Ottocento, 12 tedesche, 15 francesi, una inglese. Nonostante il successo delle edizioni, sul valore dell’opera il giudizio è controverso: critici autorevoli rilevano che Crescenzi manca di spirito sperimentale, più che descrivere fenomeni rilevati personalmente costruisce un universo di concetti obbedienti ai canoni di un aristotelismo ormai privo di vitalità. Dalla nascita dell’agricoltura moderna l’opera si è eclissata, infatti, dalla cultura agronomica, dall’Ottocento al successo editoriale si è sostituito l’oblio. Se un agronomo poteva trovare, nell’Ottocento, e può trovare, ancora oggi, suggerimenti vitali leggendo il latino Columella, o l’arabo ibn al Awwam, è difficile possa reperire suggestioni significative nell’Opus del giudice bolognese, di cui cerca di rinverdire la fama, faticosamente, qualche letterato o qualche cultore di curiosità aristoteliche.

[modifica] Opere

[modifica] Cinquecentine

[modifica] Traduzioni

[modifica] Bibliografia

[modifica] Collegamenti esterni

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