Impero romano

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Impero romano (latino: Imperium) è il termine con il quale gli storici identificano lo Stato romano dall'ascesa al potere di Ottaviano Augusto nel 31 a.C., anno in cui la flotta romana comandata dal Generale Marco Vipsanio Agrippa sconfisse la flotta egiziana comandata da Marco Antonio presso Azio, nel Mar Egeo, segnando la disfatta definitiva dell'unico vero avversario di Ottaviano, al 476 d.C., anno in cui venne deposto Romolo Augustolo da parte del Generale Odoacre. Legalmente, però, l'ultimo imperatore legittimamente nominato fu Giulio Nepote che, sebbene perdesse effettivamente il potere nel 475 d.C. per opera del generale Oreste, rimase in vita rivendicando il suo titolo fino al 480 d.C. quando fu assassinato per volere di Odoacre mentre si accingeva ad una spedizione militare per spodestare il re degli Eruli.

In realtà però la definizione di Impero Romano è usata impropriamente fino all'avvento al potere di Tito Flavio Vespasiano, il quale assunse la carica formale di Imperator nel senso in cui è più conosciuto oggi. Infatti prima di Vespasiano il titolo di Imperator era attribuito al comandante in capo dell' Esercito Romano. Infatti, anche se in sostanza non cambiò nulla, né Ottaviano né i suoi successori fino a Vespasiano mai ebbero formalmente il titolo di Imperator. Ottaviano infatti rispettò formalmente le istituzioni repubblicane, ricoprendo diverse cariche negli anni.

Lo Stato romano controllò l'intero bacino del Mediterraneo per circa quattro secoli dopo la morte di Augusto (14 d.C.), arrivando all'apice della sua potenza durante i Principati di Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio, alla morte di quest'ultimo il potere passò al figlio Commodo che portò il principato verso una forma più autocratica e teocratica determinandone un indebolimento, che proseguì con i suoi successori sempre più bisognosi dell'appoggio dell'esercito per governare, nonostante il tentativo operato dal Prefetto del Pretorio e poi Imperatore Publio Elvio Pertinace di rinvigorire il ruolo del Senato, destinato nei secoli successivi ad un ruolo sempre più formale.
Questa sudditanza sempre maggiore degli Imperatori ai capricci delle legioni portò ad un periodo di forte instabilità definito dagli storici come "anarchia militare".
Dopo circa 70 anni di lotte fratricide salì al potere il generale illirico Gaio Aurelio Valerio Diocleziano che riorganizzò il potere imperiale istituendo la Tetrarchia. Il sistema non resse però e quando si ritirò a vita privata scoppiarono nuove lotte per il potere e da queste ne uscì vincitore Costantino I il Grande.
Neppure Costantino seppe dare stabilità al potere imperiale che dopo la sua morte tornò in crisi. L'ultimo grande imperatore dell'Impero Romano unito fu Teodosio, che nominò suoi eredi con pari dignità i suoi due figli: Arcadio (per la parte orientale) ed Onorio (per la parte occidentale). Alla sua morte, avvenuta nel 395 d.C., l'Impero quindi si divise in due parti.
La parte occidentale, più provata economicamente, politicamente, militarmente e demograficamente dalle continue lotte dei secoli precedenti e dalla pressione delle popolazioni barbariche ai confini, collassò rapidamente e già nei primi 20 anni del V secolo gli Imperatori d'Occidente videro venir meno la loro influenza in tutto il nord Europa (Gallia, Britannia, Germania) ed in Spagna, mentre gli Unni negli stessi anni si stabilivano in Pannonia (regione di cui fa parte l'odierna Austria orientale e parte delle Alpi italiane, nonché l'Ungheria occidentale e le rive slovacche del Danubio).
Sostanzialmente, in breve tempo l'effettivo potere imperiale, comunque vacillante, si ridusse alla sola penisola italiana continuamente esposta ad incursioni.

Un accenno di ripresa parve esserci grazie all'operato del generale Flavio Ezio che sconfisse la coalizione di popolazioni barbare guidata dal re Unno Attila presso i Campi Catalaunici nel 451, ma la sua grande abilità e prestigio indussero l'imperatore Valentiniano III ad assassinarlo.
Dopo Ezio più nessuno seppe risollevare le sorti dell'Impero d'Occidente che secondo la storiografia classica ebbe termine nel 476 d.C. con la deposizione da parte del generale Odoacre di Romolo Augustolo posto sul trono l'anno prima da suo padre, il generale Oreste. Secondo un'altra coerente storiografica però la fine formale dell'Impero d'Occidente la si può stabilire con l'assassinio, commissionato da Odoacre, di Giulio Nepote avvenuto nel 480 d.C., poiché egli fu l'ultimo imperatore che regnò legittimamente anche se solo formalmente.

Gli Stati successori in Occidente (Regno franco e Sacro Romano Impero) ed in Oriente (l' Impero Bizantino prima, e successivamente la Russia degli Zar) continuarono ad usare i titoli adottati dall'Impero romano, fino all'epoca delle rivoluzioni.

La civiltà romana, sviluppatasi pienamente in epoca imperiale, è alla base del mondo occidentale, le cui istituzioni politiche, sociali e giuridiche si ispirano ancor oggi alla Città Eterna ed alla sua storia millenaria.

Indice

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[modifica] L'ascesa di Augusto e gli imperatori Giulio-Claudi

Per approfondire, vedi la voce Albero genealogico Giulio-Claudio.
Imperium Romanum
Impero Romano
L'Impero Romano alla sua massima espansione
Motto:
Senatus PopulusQue Romanus
(Latino: Il Senato e il Popolo Romano)
Lingua ufficiale Latino
Capitale Roma; più tardi (dalla fine del III secolo) anche : Treviri, Milano, Nicomedia, Ravenna e Constantinopoli
Governo Monarchia,Repubblica, Principato
Capo dello Stato Imperatore; dopo le divisioni vedi :Impero Romano d'Occidente e Impero Romano d'Oriente
Organo deliberativo Senato romano
Area (totale) al momento della sua massima espansione (II secolo ): 2,3 milioni di miglia quadrate
Popolazione (totale) prima del crollo : stimata dai 55 milioni a 120 milioni.
Istituzione 2 settembre, 31 a.C.
Dissoluzione dopo la divisione (395) : l'Impero Romano d'Occidente, cade il 4 settembre 476,e l' Impero Romano d'Oriente, meglio conosciuto come Impero Bizantino, cade il 29 maggio 1453.
Primo Imperatore Augusto (27 a.C.- 14 DC)
Ultimo Imperatore Teodosio I (347-395)ultimo Imperatore,prima della divisione finale. L'ultimo imperatore d'occidente: Romolo Augusto (475-476)o secondo altri Giulio Nepote (474-475)di fatto, ma legalmente fino al 480. Ultimo Imperatore d'Oriente: Costantino XI Dragases Paleologo (1449-1453).
Stato precedente Repubblica Romana
Stato successivo L' Impero Romano d'Occidente,l' Impero Romano d'Oriente, meglio conosciuto come Impero Bizantino, il Regno Franco e, successivamente, il Sacro Romano Impero
Moneta Solido, Aureo, Denario, Sesterzio, Asse
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[modifica] Ottaviano Augusto

Per approfondire, vedi la voce Ottaviano Augusto.

Quando la Repubblica Romana (509 a.C. - 31 a.C.) arrivò alla fine, Caio Giulio Cesare Ottaviano, pronipote di Giulio Cesare e da lui adottato, rafforzò la sua posizione con la sconfitta del suo unico rivale per il potere, Marco Antonio, nella battaglia di Azio. Anni di guerra civile avevano lasciato Roma quasi senza legge. Tuttavia Roma non era ancora preparata ad accettare il controllo di un despota.

Ottaviano agì astutamente. Per prima cosa sciolse il suo esercito ed indisse elezioni. Ottaviano fu eletto alla prestigiosa carica di console. Nel 27 a.C., ufficialmente restituì il potere al Senato di Roma, e si offrì di rinunciare alla sua personale supremazia militare ed egemonia sull'Egitto. Non solo il Senato respinse la proposta, ma gli fu anche dato il controllo della Spagna, Gallia e Siria. Poco dopo Il Senato gli concesse anche l'appellativo di "Augusto".

Augusto sapeva che il potere necessario per un governo assoluto non sarebbe derivato dal consolato. Nel 23 a.C., rinunciò a questa carica, ma si assicurò il controllo effettivo assumendo alcuni poteri legati alle antiche magistrature repubblicane.

Il 27 a.C. e il 23 a.C. segnano le principali tappe di questa vera e propria riforma costituzionale, con la quale si considera che Augusto assumesse concretamente i poteri propri di imperatore di Roma. Egli tuttavia più tipicamente usò titoli come "Principe" o "Primo Cittadino".

Con i nuovi poteri che gli erano stati conferiti, Augusto organizzò l'amministrazione dell'Impero con molta padronanza. Stabilì moneta e tassazione standardizzata; creò una struttura di servizio civile formata da cavalieri ed uomini liberi (mentre in precedenza erano prevalentemente schiavi) e previde benefici per i soldati al momento del congedo.

Fu un maestro nell'arte della propaganda, favorendo il consenso dei cittadini alle sue riforme. La pacificazione delle guerre civili fu celebrata come una nuova età dell'oro dagli scrittori e poeti contemporanei, come Orazio, Livio e soprattutto Virgilio. La celebrazione di giochi ed eventi speciali rafforzavano la sua popolarità.

Augusto inoltre per primo creò un corpo di vigili, ed una forza di polizia per la città di Roma, che fu suddivisa amministrativamente in 14 regioni.

Il controllo assoluto dello stato gli permise di indicare il suo successore, nonostante il formale rispetto della forma repubblicana. Inizialmente si rivolse al nipote Marco Claudio Marcello, figlio della sorella Ottavia, al quale diede in sposa la figlia Giulia. Marcello morì tuttavia nel 23 a.C.: alcuni degli storici successivi ventilarono l'ipotesi, probabilmente infondata, che fosse stato avvelenato da Livia.

Augusto maritò quindi la figlia alla sua "mano destra", Agrippa. Da questa unione nacquero tre figli Caio Cesare, Lucio Cesare e Postumo (così chiamato perché nato dopo la morte del padre) e i due maggiori furono adottati dal nonno con l'intento di farne i suoi successori, ma morirono anch'essi in giovane età. Augusto mostrò anche favore per i suoi figliastri (figli del primo matrimonio di Livia) Tiberio e Druso, che conquistarono a suo nome nuovi territori nel nord.

Dopo la morte di Agrippa nel 12 a.C., il figlio di Livia, Tiberio, divorziò dalla prima moglie, figlia di Agrippa e ne sposò la vedova, Giulia. Tiberio fu chiamato a dividere con l'imperatore la tribunicia potestas, che era fondamento del potere imperiale, ma poco dopo si ritirò in esilio volontario a Rodi. Dopo la morte precoce di Caio e Lucio nel 4 a.C. e 2 a.C. rispettivamente, e la precedente morte del fratello Druso maggiore (9 a.C.), Tiberio fu richiamato a Roma, e venne adottato da Augusto, che lo designava in tal modo proprio erede.

L'imperatore Tiberio (Tiberio Claudio Nerone)
L'imperatore Tiberio (Tiberio Claudio Nerone)


Il 9 agosto 14, Augusto morì. Poco dopo il Senato decretò il suo inserimento fra gli dei di Roma. Postumo Agrippa e Tiberio erano stati nominati coeredi. Tuttavia Postumo era stato esiliato e venne ben presto ucciso. Si ignora chi ordinasse la sua morte, ma Tiberio ebbe la via libera per assumere lo stesso potere che aveva avuto il padre adottivo.

[modifica] Tiberio

Per approfondire, vedi la voce Tiberio (imperatore romano).

I primi anni del regno di Tiberio furono pacifici e relativamente tranquilli. Tiberio assicurò il potere di Roma e la sua ricchezza. Nel 19 fu accusato della morte del nipote, il popolare Germanico. Nel 23 morì suo figlio, Druso minore. Sempre più Tiberio si ritirava in se stesso e diede il via ad una serie di processi ed esecuzioni per tradimento. Lasciò il potere nelle mani del comandante della guardia pretoriana, Elio Seiano. Tiberio stesso si ritirò a vivere nella sua villa di Capri nel 26 lasciando Seiano al potere. Seiano proseguiva le persecuzioni. Anche lui cominciò a consolidare il proprio potere; nel 31 fu nominato console insieme a Tiberio e sposò Livilla, nipote dell'Imperatore. Ma la sua potenza divenne eccessiva e la paranoia dell'Imperatore che aveva sfruttato tanto abilmente per il suo interesse, colpì questa volta lui. Seiano fu messo a morte, insieme a molti dei suoi amici lo stesso anno. Le persecuzioni continuarono fino alla morte di Tiberio nel 37.

[modifica] Caligola

Per approfondire, vedi la voce Caligola.

Al momento della morte di Tiberio, molti dei personaggi che avrebbero potuto succedergli erano stati brutalmente uccisi. Il successore più logico (scelto anche da Tiberio) era il suo pronipote e figlio di Germanico, Caio (meglio conosciuto col nome di Caligola, per la sua abitudine di portare delle calzature militari, o caligae). Caligola iniziò il regno ponendo fine alle persecuzioni e bruciando gli archivi dello zio. Ma sfortunatamente cadde presto malato e a partire dal tardo 37 gli storici successivi riportano una serie di suoi atti insensati, alterando probabilmente in parte le vicende storiche. Pare che avesse ordinato ai suoi soldati di invadere la Britannia, ma avesse cambiato parere all'ultimo minuto, mandandoli invece a raccogliere conchiglie sulla riva del mare. Venivano inoltre riportati i rapporti incestuosi che avrebbe avuto con le sue sorelle. Il suo ordine di erigere una sua statua nel tempio di Gerusalemme, sebbene fosse di normale amministrazione nelle province orientali il culto riservato al sovrano, scatenò l'opposizione degli Ebrei. Nel 41, Caligola cadde vittima di una congiura, assassinato dal comandante dei pretorianiCassio Cherea. L'unico membro rimasto della famiglia imperiale era un altro nipote di Tiberio: Tiberio Claudio Druso Nerone Germanico, meglio noto come Claudio.

[modifica] Claudio

Per approfondire, vedi la voce Claudio (imperatore romano).

Claudio era stato a lungo considerato un debole ed un pazzo dal resto della famiglia. E tale fama, alla quale contribuì anche lo scrittore Tacito, gli rimase per tradizione. Egli non fu tuttavia né paranoico come lo zio Tiberio, né pazzo come il nipote Caligola, e fu invece capace di amministrare con responsabile capacità. Riorganizzò la burocrazia e mise ordine nella cittadinanza e nei ruoli senatoriali. Proseguì la conquista e colonizzazione della Britannia, creando nel 43 la nuova provincia, ed aggiunse all'Impero molte province orientali. In Italia costruì un porto invernale ad Ostia, creando magazzini per accumulare granaglie e cereali provenienti da altre parti dell'Impero e da usare nella cattiva stagione.

Sul fronte familiare, Claudio ebbe meno successo. La moglie Messalina lo tradiva e fu quindi messa a morte; successivamente sposò la nipote Agrippina. Questa, insieme con molti dei suoi liberti aveva uno straordinario potere su di lui e probabilmente lo uccise nel 54. Claudio nello stesso anno fu inserito fra gli dei. La morte di Claudio spianò la strada al figlio di Agrippina, il sedicenne Lucio Domizio Enobarbo, che adottato da Claudio aveva preso il nome di Tiberio Claudio Nerone Domiziano, noto come Nerone.

[modifica] Nerone

Per approfondire, vedi la voce Nerone.

Inizialmente, Nerone lasciò il governo di Roma a sua madre ed ai suoi tutori, in particolare a Seneca. Tuttavia divenendo adulto, il suo desiderio di potere aumentò; fece giustiziare la madre ed i tutori. Durante il regno di Nerone ci fu una serie di rivolte e ribellioni in tutto l'Impero: in Britannia, Armenia, Partia e Giudea. L'incapacità di Nerone di gestire le ribellioni e la sua sostanziale incompetenza divennero rapidamente evidenti e nel 68, cosicché perfino la guardia Imperiale lo abbandonò. Nerone si suicidò, e l'anno 69 (noto come l'anno dei quattro Imperatori) fu un anno di guerra civile, con gli Imperatori Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano al trono in rapida successione. Alla fine dell'anno, Vespasiano riuscì a consolidare il suo potere come Imperatore di Roma.

(l'albero genealogico degli Imperatori Giulio Claudi in inglese)

[modifica] Gli Imperatori Flavi

[modifica] Vespasiano

Per approfondire, vedi la voce Vespasiano.

Vespasiano era stato un Generale Romano di notevole successo ed aveva amministrato molte parti esterne dell'Impero.

Aveva sostenuto la candidatura imperiale di Galba; tuttavia alla sua morte, Vespasiano divenne il maggior aspirante al trono. Dopo il suicidio di Otone, Vespasiano riuscì a dirottare la fornitura invernale del grano per Roma, mettendosi in ottima posizione per sconfiggere l'ultimo rivale, Vitellio. Il 20 dicembre 69, alcuni sostenitori di Vespasiano occuparono Roma. Vitellio fu ucciso dalle sue truppe, ed il giorno successivo il Senato confermò Imperatore Vespasiano.

Vespasiano fu praticamente un autocrate, ed ebbe molto meno appoggio dal Senato dei suoi predecessori Giulio-Claudii. Questo è esemplificato dal fatto che lui stesso riferisce la sua salita al potere l'1 luglio quando fu proclamato Imperatore dalle truppe, invece del 21 dicembre quando fu confermato dal Senato. Egli volle, negli anni successivi, espellere i Senatori a lui contrari.

Vespasiano riuscì a liberare Roma dai problemi finanziari creati dagli eccessi di Nerone e dalle guerre civili. Aumentando le tasse in modo drammatico (talvolta più che raddoppiate), egli riuscì a raggiungere una eccedenza di bilancio ed a realizzare progetti di lavori pubblici. Egli fu il primo committente del Colosseo e costruì un Foro il cui centro era il Tempio della Pace.

Vespasiano fu inoltre effettivamente imperatore delle province. I suoi generali soffocarono ribellioni in Siria e Germania. Infatti in Germania riuscì ad allargare le frontiere dell'Impero, e gran parte della Bretagna fu portata sotto il dominio di Roma. Inoltre estese la cittadinanza romana agli abitanti della Spagna.

Un altro esempio delle sue tendenze monarchiche fu la sua insistenza che gli succedessero i figli Tito e Domiziano; il potere imperiale non era visto allora come ereditario. Tito, che aveva avuto qualche successo militare all'inizio del regno di Vespasiano, fu visto come il supposto erede al trono; Domiziano era visto come meno disciplinato e responsabile. Tito affiancò il padre nei compiti di censore e console e lo aiutò nel riorganizzare i ruoli del Senato. Il 23 giugno 79, alla morte di Vespasiano, Tito fu immediatamente confermato imperatore.

[modifica] Tito

Per approfondire, vedi la voce Vespasiano.

Il breve regno di Tito fu marcato dai disastri: nel 79 l'eruzione del Vesuvio distrusse Pompei, e nell'80 un incendio distrusse gran parte di Roma. La sua generosità nella ricostruzione dopo le tragedie, lo rese molto popolare. Tito fu molto fiero dei suoi progressi nella costruzione del grande anfiteatro cominciato dal padre. Egli tenne la cerimonia inaugurale nell'edificio non ancora terminato durante gli anni 80, con un grandioso spettacolo in cui si esibirono 100 gladiatori e che durò 100 giorni. Tuttavia il Colosseo fu completato solo durante il regno di Domiziano. Tito morì nell'81 a 41 anni e ci furono voci che fosse stato assassinato dal fratello impaziente di succedergli.

[modifica] Domiziano

Per approfondire, vedi la voce Domiziano.

Fu con Domiziano che i rapporti già tesi tra la dinastia flavia ed il senato si andarono sempre più logorando. Le cause di questo difficile sodalizio furono dapprima la divinizzazione del culto personale dell'imperatore secondo modalità tipicamente ellenistiche ed in seguito il divorzio dalla moglie Domizia, di estrazione senatoria. Anche sul fronte esterno le cose non andavano meglio; nonostante i successi della guerra britannica, finita nell'84, e la vittoria sui Catti, la Guerra Dacica (85-89) finì col pagamento dell'alleanza con Decebalo. Nell'89 Domiziano dovette reprimere la ribellione di Antonino Saturnino a Magonza. La parte finale del suo regno fu macchiata dalla condanna dei filosofi e, nel 95, dalla persecuzione contro i Cristiani. L'anno seguente Domiziano morì, vittima di una congiura.

[modifica] Gli imperatori adottivi

Il periodo che va dalla fine del I alla fine del II secolo è caratterizzato da una successione non più dinastica, ma adottiva, basata sui meriti dei singoli scelti dagli imperatori come loro successori.

[modifica] Traiano

Per approfondire, vedi la voce Traiano.

Nerva (96-98), un anziano senatore scelto come successore di Domiziano, adottò un eminente personaggio militare, Traiano. Durante l'impero di quest’ultimo (98-117), le conquiste derivanti dalle guerre daciche e dalle campagne contro i Parti, con la creazione di tre nuove province (Armenia, Mesopotamia e Assiria), consentirono all'impero di raggiungere la sua massima estensione.

[modifica] Adriano

Per approfondire, vedi la voce Adriano.

A lui succedette Adriano (117-138), che accrebbe i poteri del principe rispetto a quelli del senato ed unificò la legislazione dell'impero. Negli anni del suo regno vi fu un periodo di pace, turbata esclusivamente dalla seconda rivolta giudaica (132-135), e l'imperatore si occupò della fortificazione dei confini settentrionali, con la realizzazione del Vallo di Adriano in Britannia ed il consolidamento del confine germanico.

[modifica] Antonino Pio

Per approfondire, vedi la voce Antonino Pio.

Antonino Pio (138-161), capostipite della Dinastia degli Antonini, continuò la politica pacifica del predecessore, fu un saggio amministratore e riconfermò al senato le prerogative passate, tanto da meritarsi l'appellativo di Pio.

[modifica] Marco Aurelio

Per approfondire, vedi la voce Marco Aurelio.

Alla sua morte gli succedettero Marco Aurelio (161-180) e Lucio Vero, morto nel 169. Il periodo del regno dell'imperatore filosofo non fu felice come i precedenti: dal 162 al 165 vi fu una guerra contro i Parti, nel 166 scoppiò una pestilenza, dal 167 al 175 le campagne contro Marcomanni e Quadi e la rivolta di Avidio Cassio in Oriente misero a dura prova le finanze dell'impero. I prodromi della crisi che investì l'impero romano nel III secolo si fecero maggiormente sentire con la successione al trono di Commodo (180-192).

[modifica] Commodo

Per approfondire, vedi la voce Commodo.

Il figlio di Marco Aurelio incrinò l'equilibrio istituzionale raggiunto e con il suo atteggiamento dispotico favorì il malcontento delle province e dell'aristocrazia. Il suo assassinio diede il via ad un periodo di guerre civili.
L'ultimo periodo della pax romana può essere considerata l'età più felice dell'impero romano: tramite la politica di pace instaurata e la prosperità derivatane il governo imperiale attirò consensi unanimi, tanto che Nerva ed i suoi successori sono anche noti come i cinque buoni imperatori.

Lo sviluppo economico e la coesione politica ed ideale, raggiunta anche per l'adesione delle classi colte ellenistiche, che contraddistinsero il secondo secolo, non devono, comunque, trarre in inganno, in quanto da lì a poco l'impero comincerà a mostrare i primi sintomi della decadenza.

[modifica] La tarda età imperiale

Le spinte eccentriche vengono in qualche modo frenate dall'imperatore Diocleziano istituendo la tetrarchia, un regime collegiale di due Augusti e due Cesari che amministrano raggruppamenti distinti di province dell'Impero, accresciute in numero e riunite in diocesi. In questa circostanza anche l'Italia viene suddivisa in province. Più in generale si verifica in questi anni una progressiva marginalizzazione delle aree più antiche dell'impero a vantaggio di un oriente, forte di tradizioni civiche più antiche e di un'economia mercantile maggiormente consolidata, assai più prospero quanto a politica, amministrazione e cultura. Ciò crea i presupposti per il frazionamento dell'impero che avviene di fatto nel 395, alla morte di Teodosio I.

La struttura dell'Impero Romano si è evoluta, partendo dal percorso augusteo fino a Diocleziano, in una specie di dualismo tra la città di Roma, amministrata da Senato, e l'Imperatore, che invece percorre l'impero e ne amplia o difende i confini. Il rapporto tra Roma e l'Impero è ambivalente, se essa è il punto di riferimento ideale della "romània", pure il potere passa gradualmente al monarca (l'Imperatore) che sposta il suo luogo di comando man mano si sposta nell'Impero, e si assiste ad un chiaro decadimento di Roma. Nel tardo impero autori come Jones calcolano che con l'Imperatore si spostassero qualcosa come 12.000 persone, compresi i funzionari, i dignitari, perfino la zecca. Un istituto particolare è quello del "comitatus". Dai "comites" (coloro che accompagnano l'Imperatore) deriva (con altro significato pratico) il titolo di "conte". L'imperatore stabilisce alcune "residenze imperiali": tra queste in Oriente Nicomedia (e poi Costantinopoli) e Sirmio, in Occidente Milano e Treviri. Gli imperatori provengono spesso dalle zone periferiche dell'Impero ( in gran parte dall'Europa Orientale di lingua latina ) ma proprio per questo pervasi da un più profondo sentimento di romanità (come Aureliano, Diocleziano o Costantino). Molti Imperatori quasi non conoscono Roma, la vita militare li costringe a vivere (e spesso a morire) in prossimità della frontiera danubiana, in Siria, Mesopotamia o Britannia. Le loro visite all'Urbe si faranno sempre più sporadiche ed effettuate in taluni casi per celebrare un trionfo, o per esercitare una forma di controllo su un senato sempre più esautorato.

È importante notare che la pressione dei barbari sull'Impero non sempre è distruttiva, nel senso che molti barbari non desiderano altro che entrare a far parte dell'Impero, stanziandosi sul territorio o offrendosi al servizio di questo (si vedano i generali barbari come il grande Stilicone, o il caso di Magnenzio, che tuttavia si autoproclamò imperatore, Arbogaste, che dopo una onorevole carriera in cui fece addirittura le veci dell'Imperatore in Occidente probabilmente fece assassinare l'imperatore Valentiniano II, ecc. ecc. ).

Tuttavia, quando si accorgono che il rapporto di forze è loro favorevole, a volte i capi barbari non esitano a rompere gli indugi e misurarsi in battaglia con le forze imperiali. A questo proposito è indicativa la clamorosa sconfitta subita da Valente da parte dei Goti che successivamente distruggeranno anche Milano o il sacco di Roma da parte di Alarico frustrato nella sua ambizione di venir nominato maresciallo dell'Impero e sentitosi tradito dai romani che lo avevano lusingato con fallaci promesse.

[modifica] Impero Romano d'Occidente

Per approfondire, vedi la voce Impero Romano d'Occidente.

L'Impero Romano d'Occidente si costituì dopo la divisione dell'Impero nel 395 ed Il suo ultimo imperatore (Romolo Augustolo) fu deposto nel 476.

[modifica] Impero Romano d'Oriente

Per approfondire, vedi la voce Impero Romano d'Oriente.

L'Impero Romano d'Oriente o Impero bizantino si formò anch'esso nel 395 e cessò di esistere nel 1453.

[modifica] Caduta dell'impero

Ad un certo punto uno di questi capi barbari (Odoacre) ritiene che la figura dell'Imperatore (ormai un fantoccio nelle mani dei "re" barbarici) non serva più, e depone l'ultimo imperatore d'Occidente (Romolo Augustolo) nel 476 d.C. e spedendo le insegne imperiali a Costantinopoli, che invece rappresenterà la legittima continuazione dell'Impero per ancora un millennio.

Questo atto del generale Erulo è il risultato di un progressivo svuotarsi della figura dell'Imperatore, che da monarca/generale diviene una figura simbolica, che viene sostituito gradualmente da generali e funzionari plenipotenziari che si sostituiscono progressivamente a lui nell'esercizio del potere e nel comando dell'esercito,Odoacre quindi non fa che sanzionare ciò che ormai è un dato di fatto e fa semplicemente cadere le apparenze.

[modifica] La vita nell'Impero

La vita politica, economica e sociale durante i primi secoli dell'Impero gravitava attorno all'Urbe. Roma era la sede dell'autorità imperiale e dell'amministrazione, principale luogo di scambio commerciale tra Oriente ed Occidente oltre ad essere di gran lunga la più popolata città del mondo antico; per questo migliaia di persone affluivano quotidianamente nella capitale via mare e via terra ed arricchendola di artisti e letterati provenienti da tutte le regioni dell'Impero

Esisteva una netta differenza tra il vivere a Roma o nelle province; gli abitanti della capitale godevano di privilegi ed elargizioni mentre il peso fiscale si riversava più pesantemente sulle provincie. Anche tra città e campagna, ovviamente tenendo conto del ceto sociale, la qualità di vita era migliore e più agiata per i cittadini che usufruivano dei servizi pubblici come terme, acquedotti, teatri e circhi.

Dall'epoca di Diocleziano, Roma perse il suo ruolo di guida dello stato a favore di altre sedi (Milano, Treviri, Nicomedia ecc.), fino a quando, nel corso del V secolo, si andò sempre più imponendo Costantinopoli (la " Nova Roma " voluta da Costantino), anche grazie ai mutati rapporti di forza tra un Oriente ancora prospero ed un Occidente in balia delle orde barbariche e sempre più prostrato dalla crisi economica, politica e demografica.

Dopo la crisi che paralizzò l'Impero nei decenni centrali del III secolo, le frontiere si fecero più sicure a partire dal regno di Diocleziano (284-305),il quale introdusse profonde riforme nell'Amministrazione e nell'esercito. L'Impero poté così vivere ancora un periodo di relativa stabilità fino almeno alla battaglia di Adrianopoli (378) e,in Occidente, fino ai primi anni del V secolo,quando si produsse una prima, pericolosa incursione da parte dei Visigoti di Alarico (401-402) cui ne seguirono altre che culminarono nel celebre sacco di Roma del 410, avvertito dai contemporanei (S.Girolamo, S.Agostino) come un avvenimento epocale. Gli ultimi decenni di vita dell'Impero romano d'Occidente (quello d'Oriente sopravviverà, come si è detto,per un altro millennio) furono vissuti in un clima apocalittico di morte e di miseria che falcidiarono la popolazione di molte regioni dell'Impero e che ebbero come conseguenza la caduta della stessa struttura imperiale.

[modifica] Economia

Per approfondire, vedi la voce Economia dell'Impero Romano.

[modifica] Storici antichi dell'Impero

[modifica] In latino

[modifica] In greco

[modifica] Letteratura latina del periodo imperiale

[modifica] Studi del XVIII secolo e XIX secolo

[modifica] Studi moderni sull'Impero romano

[modifica] Voci correlate

Sulle battaglie:

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni


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