Ibn al Awwam

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Abou Zakariya Yahya ibn Muhammed ibn al Awwam (secolo XII) (sesto secolo dell'Egira) è un agronomo vissuto a Siviglia, capitale dell’Andalusia, nel momento del fiorire della civiltà araba in Spagna.

[modifica] Biografia

Ha scritto un monumentale Libro di agricoltura in trentuno libri che gli assicura un posto tra i maggiori agronomi della storia della disciplina. ibn al Awwam assolve al ruolo assolutamente peculiare di compendiare quanto di più significativo aveva offerto la grande agronomia latina a quanto di più originale offriva quella araba. Per la prima l’agronomo di Siviglia mostra la conoscenza più penetrante dell’opera di Columella, per la seconda sintetizza le acquisizioni di oltre venti maestri del sapere naturalistico in lingua araba, scienziati persiani, irakeni, palestinesi, egiziani e ispanici, tra i quali compaiono grandi botanici, geografi, veterinari .

Sulla conoscenza di Columella si deve annotare che il più recente commentatore arabo, Mohammed el Fai’z sostiene che le citazioni di Al Awwam, tutte riferite a Giunio, rinvierebbero a Junius Anatolius di Berito, non a Giunio Columella, ma l’esame, citazione per citazione, che ha condotto Antonio Saltini, mostra che ciascuna si riferisce a un preciso concetto dell’agronomo latino conterraneo, in quanto ispanico, del grande arabo.

La dote precipua di Al Awwam è la straordinaria sensibilità naturalistica. Come Avicenna e Averroé il dotto di Siviglia è aristotelico, ma, a differenza di molti dottori del Medioevo latino, dell’aristotelismo non fa pretesto per dotte elucubrazioni a metà tra cattiva metafisica e fabulazione naturalistica, ma ne fa impulso per un’osservazione tanto penetrante della natura da precorrere la scienza sperimentale.

Esemplari le sue pagine sulle proprietà dei terreni, che presentano autentici precorri menti della moderna pedologia, sulle coltivazioni arboree, grande passione mussulmana, e, soprattutto, sulla veterinaria. Le sue descrizioni dei sintomi delle malattie del cavallo mostrano i frutti di una tradizione straordinaria, e rivelano che degli animali deceduti per le malattie più gravi i naturalisti arabi eseguivano l’autopsia, realizzando una connessione singolare tra sintomi e conseguenze anatomico-patologiche.

L’opera del naturalista arabo segna una tappa chiave nella storia della scienza: il suo Libro dell’agricoltura mostra conoscenze molto più evolute di quelle riscontrabili, alla stessa età, nei paesi cristiani. Nessun agronomo realizzerà più una sintesi comparabile tra il sapere occidentale e quello orientale, ma dopo di lui nessun agronomo, nell’immensa area geografica di cui riassume il pensiero, un’area estesa dall’Indo al Guadalquivir, scriverà più, in arabo, un’opera che debba essere considerata fondamentale anche per la scienza occidentale, che faticherà a rinascere, ma che, riconquistata, nel Cinquecento, la capacità di osservare i fenomeni naturali, conoscerà, dal Settecento, uno sviluppo travolgente tanto sul piano teorico quanto su quello delle applicazioni

[modifica] Opere

[modifica] Bibliografia

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