Friuli

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Friuli

(dettaglio)

Città principale: Udine
Province: UD, PN, GO,
VE (solo il Mandamento di Portogruaro), BL (solo il comune di Sappada)
Superficie: 7.147 km²circa  
Abitanti: 900.000 circa  
Lingue: italiano, friulano, sloveno, tedesco
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«...il Friuli è un piccolo compendio dell' universo,

alpestre piano e lagunoso

in sessanta miglia da tramontana a mezzodì»
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«The moon is up, and yet it is not night;

Sunset divides the sky with her; a sea

Of glory streams along the Alpine height

Of blue Friuli's mountains...»
(George Byron guardando le montagne friulane da Venezia)
Carta geografica del Friuli
Carta geografica del Friuli

Il Friùli (Friûl in friulano che si pronuncia , Forum Iulii in latino, Furlanija in sloveno, Friaul in tedesco) è una regione storico-geografica che corrisponde alle odierne province di Udine, Pordenone, Gorizia, parte della provincia di Venezia (mandamento di Portogruaro) e al comune di Sappada, oggi in provincia di Belluno. Capitale storica del Friuli è Udine, città che fu già sede del Patriarcato di Aquileia. Centri principali, oltre a Udine, sono Pordenone (capoluogo di provincia), Gorizia (capoluogo di provincia), Sacile, Codroipo, Cervignano del Friuli, Cividale del Friuli, Gemona del Friuli, Tolmezzo.

Indice

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[modifica] Geografia

Il Friuli storicamente è delimitato ad ovest dal fiume Livenza, a nord dalle Alpi carniche, ad est dalle Alpi Giulie e dai primi rilievi del Carso e dal fiume Timavo, a sud dal Mar Adriatico. Numerosi sono i fiumi che scorrono da nord verso sud. Tra i più importanti, oltre a quelli già citati, il Torre, il Natisone, lo Stella, l'Isonzo, l'Ausa, il Tagliamento. Tutta la parte settentrionale del Friuli è costituita da territorio montano: i suoi più importanti rilievi, da occidente ad oriente, sono:tra le Dolomiti friulane la Cima dei Preti (2.703 m), il Duranno (2.652 m), la Cridola (2.580 m). Tra le Alpi carniche il monte Peralba (2.691 m), il monte Bivera (2.474 m) e il monte Coglians (2780 m.). Tra le Alpi Giulie, lo Jôf Fuârt (2.666 m), lo Jôf di Montasio (2754 m.), il Mangart (.2677 m) e il monte Canin(2.587 m), che domina la pianura.
Le montagne friulane hanno come spina dorsale il corso del fiume Tagliamento, che all'altezza di Gemona sbuca prima nelle colline che occupano la fascia centrale del Friuli, poi nella vasta pianura alluvionale da esso stesso creata. Un paesaggio tipico della pianura friulana sono i Magredi, zone brulle e piene di sassi (Grebanos in lingua friulana) trasportati dal letto del Tagliamento nel corso dei millenni. La pianura è comunemente suddivisa in "alta pianura friulana" e "bassa pianura friulana", convenzionalmente delimitate dalla strada Napoleonica che collega le città di Codroipo e Palmanova. Al termine delle pianure, verso sud, si aprono le lagune di Marano e di Grado, oasi naturali protette, con flora e fauna uniche nel loro genere.

[modifica] Storia

[modifica] Le origini e l'epoca romana

Popolata in origine da genti celtiche, la regione fu colonizzata dai Romani nel II secolo AC, venne profondamente influenzata dalla cultura latina, grazie anche alla presenza importante di Aquileia, quarta città dell' impero con oltre 200.000 abitanti ed importantissimo porto fluviale sul fiume Natissa, capitale inoltre della decima regione augustea (Venetia et Histria); Lo sviluppo di altri centri oltre ad Aquileia, quali Forum Iulii (Cividale del Friuli) e Iulium Carnicum (Zuglio) contribuì ad assicurare alla regione una notevole floridezza. Tuttavia, sempre più esposta alle incursioni barbariche a partire dalla metà del II secolo, iniziò il declino della regione, e l'invasione unna segnò l'inizio della decadenza, quando Aquileia fu letteralmente rasa al suolo da Attila durante l'invasione barbarica del 452; la città subì un lungo assedio che costrinse la capitale della Decima Regio Italica alla sconfitta per fame e perche protetta da esigue truppe. La collera dei barbari sugli assediati fu terribile, si registrò ogni sorta di scempio e di violenza e tutto fu dato al fuoco (in alcune fondamenta sono state ritrovate le tracce lasciate dagli incendi). I fuggitivi trovarono scampo sugli isolotti della laguna gradese. Terminata l'ondata unna ritornarono ad Aquileia, ma trovarono solo cumuli di macerie fumanti. Cercarono di ricostruire la città e di riportarla all'antico splendore, ma il progetto non venne mai realizzato. Aquileia rimase comunque importante anche nel periodo di declino dell'Impero, grazie alla presenza del Patriarca, una delle massime autorità cristiane del tempo; con il crollo dell'impero, la pianura friulana era sempre meno sicura, poiché da questi luoghi scesero tutte le grandi invasioni barbariche, per cui molte persone si rifugiavano o verso le isole sulla costa o nei borghi fortificati sulle colline.

[modifica] Il medioevo

Il Nord Italia alla fine del XIV secolo
Il Nord Italia alla fine del XIV secolo

La capitale della regione venne spostata a Forum Iulii, che nel corso del medioevo fu fortificata perché potesse resistere ai barbari. Nel 568 alla breve dominazione bizantina sul territorio successe quella longobarda. Tra le popolazioni che lasciarono il segno in Friuli, i Longobardi crearono un ducato a Cividale del Friuli, che divenne quindi la città più importante del Friuli dell'epoca; alla sconfitta dei Longobardi da parte dei Franchi, assunse sempre maggior importanza il ruolo degli imperatori tedeschi e dei signori che governavano l'attuale Austria, anche se rimaneva sempre aperto il problema delle razzie da est; aumentò nel frattempo il potere del Patriarcato di Aquileia, che controllava la maggior parte del territorio, tanto che il 3 aprile 1077 l'imperatore Enrico IV concesse al Patriarca Sigeardo la contea del Friuli con prerogative ducali per la sua fedeltà al potere imperiale. Linea che fu seguita anche dai sucessori di Sigeardo e che permise loro di consolidare lo stato, la ’’Patrie dal Friûl'’, che oltre a tale regione incluse per periodi diversi anche Trieste, l'Istria, la Carinzia, la Stiria, il Cadore, tali da renderlo uno dei più ampi dell‘Italia di allora. Frattanto il nuovo centro commerciale di Udine andò assumendo sempre maggiore importanza, fino a che questo, da comune diventato signoria dei potenti Savorgnan, cominciò a contendere l'egemonia all' antica capitale.

[modifica] Dalla dominazione veneziana al Risorgimento

L'esperienza del Patriarcato, per certi versi molto moderna, si concluse nel 1420, quando il Friuli fu annesso alla Repubblica di Venezia, una delle grandi potenze dell'epoca, che vedeva queste zone come il suo naturale retroterra. Nel 1516 l'Impero Asburgico assunse il controllo del Friuli orientale, mentre il Friuli occidentale rimase veneziano fino al 1797, anno del trattato di Campoformio, quando in seguito alle campagne napoleoniche anche il Friuli venne ceduto all' Austria, che lo perse per un breve periodo in cui fece parte del Regno italico, dal 1805 fino alla Restaurazione. L'udinese ed il pordenonese furono annessi all'Italia nel 1866 assieme al Veneto, mentre il Friuli orientale (la cosiddetta Contea di Gorizia e Gradisca) rimase austriaca fino al termine della Prima Guerra Mondiale.

[modifica] Storia contemporanea

Durante il periodo del fascismo il Friuli dovette sopportare un processo di ‘assimilazione’, che comprendeva la modifica di cognomi e nomi di luoghi in favore di forme più ‘italiane’, oltre al confino per coloro che si opponevano a questi cambiamenti. Dopo il 1943, il movimento partigiano acquistò una forza sempre maggiore tanto da creare una Repubblica libera in Carnia; nel frattempo il Friuli era stato inglobato nello Stato tedesco, che era interessato ad avere uno sbocco sull'Adriatico e che mirava al termine della guerra alla istituzione di uno Stato cuscinetto, separato dal resto dell'Italia. Tuttavia la sconfitta del Terzo Reich portò con sé anche questi progetti e il Friuli ritornò italiano dopo contrasti anche violenti, si consideri a esempio l'eccidio di Porzûs, effettuato da partigiani comunisti, italiani e iugoslavi, che miravano a mettere in atto l'idea di Josip Broz Tito, ossia annettere alla Jugoslavia tutto il territorio sino il fiume Tagliamento.
Il 9 ottobre 1963, al confine con la provincia di Belluno, avvenne il Disastro del Vajont, causato da una frana staccatasi dal monte Toc e precipitata nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont, provocando 2000 vittime in seguito all'onda che si venne a creare.
Il 6 maggio 1976 il Friuli è stato gravemente danneggiato da un forte terremoto (vedi Terremoto del Friuli), che causò un migliaio di morti. A poco più di un decennio dal sisma la ricostruzione era stata completamente ultimata, esempio di efficienza in tutto il mondo.


[modifica] Cultura

[modifica] Lingua

Praticamente tutti gli abitanti della regione utilizzano come lingua amministrativa e di cultura l'italiano, e, specialmente a Udine, l'italiano è la prima lingua anche nell'uso domestico, sebbene la lingua friulana sia correntemente utilizzata nelle sue varianti nella maggior parte del territorio del Friuli.

Sono presenti numerose minoranze linguistiche, tra cui si annoverano le parlate venete al confine occidentale, nella laguna di Marano e al confine orientale (Isontino), le minoranze tedesche nella Val Canale, a Sappada e nella frazione di Timau, al confine con l'Austria, nonché le numerose comunità slovene nelle Valli del Torre, del Natisone (zona chiamata in lingua locale Benecija) e nel Collio Goriziano (estrema propaggine settentrionale degli sloveni giuliani).

Vanno inoltre ricordate le parlate ladine di Erto e Casso (al confine col Veneto), oggi praticamente estinte in favore dell'italiano e del bellunese, i dialetti resiani (o resianici, con accentuati arcaismi slavi) parlati in Val Resia, e la lingua germanofona di Sauris (isola linguistica nella regione montuosa della Carnia). Queste ultime sono considerate dai parlanti nativi come lingue indipendenti rispettivamente dallo sloveno e dal tedesco. Si veda pure lingua friulana.

[modifica] L'Ente Friuli nel mondo

[modifica] Economia

Fino alla metà del ‘900 il Friuli rimase una terra profondamente rurale e molto povera, il che provocava una continua emigrazione verso paesi quali Stati Uniti, Canada, Argentina, Australia. Lo sviluppo iniziò negli Anni ‘60 e portò alla creazione di quel forte tessuto di piccole industrie e imprese artigianali che sono la base dello sviluppo del Nordest italiano; grande impulso allo sviluppo industriale fu dato dalla creazione dei distretti industriali, tra cui ricordiamo il "triangolo della sedia", nella parte sud-orientale della provincia di Udine (Manzano, San Giovanni al Natisone), i famosi prosciuttifici di San Daniele del Friuli, il distretto del mobile nella provincia di Pordenone (Brugnera); presente a Pordenone anche la produzione di elettrodomestici con la ex Zanussi ora acquisita dalla svedese Electrolux. L'agricoltura, tragicamente arretrata quando costituiva l'unica attività della regione, non ha più l'importanza antica, ma nelle dimensioni ridotte è settore di punta, di altissima tecnologia, dalla quale si ottengono vini che competono con i più nobili del catalogo nazionale, formaggi di grande rinomanza, ortaggi e frutta, oltre ad una produzione di mais con rese unitarie da assoluto primato internazionale .[1].


Nella zona di Udine all'industria siderurgica (Safau, Bertoli) ed alimentare (Birra Moretti) di un tempo si è sostituita una fitta rete di distribuzione commerciale di dimensioni medio-grandi concentrata specialmente a nord della città, mentre le industrie pesanti (acciaierie ABS, Danieli) si sono trasferite nell'hinterland udinese oppure lontano dal capoluogo (Pittini di Osoppo). In provincia di Udine, al 2005, circa due terzi della forza lavoro è ormai impegnata nel settore terziario. Fino ai primi anni '90 erano dislocate decine di migliaia di militari di leva, in quanto il fronte orientale veniva considerato il più a rischio in caso di guerra. Ciò ha pertanto contribuito allo sviluppo del settore della ristorazione e comunque del terziario in genere, anche se sono numerose ora le caserme non più utilizzate. A Udine la scomparsa dei militari è stata compensata dalla presenza sempre maggiore di studenti universitari, grazie allo sviluppo costante dell' Università di Udine.
Dal 2006 la banca austriaca Hypo Group Alpe Adria ha istituito la sua sede principale per l'Italia a Udine (Feletto Umberto).

Grande sviluppo ha avuto negli ultimi anni il distretto industriale dell'Aussa-Corno, incentrato sul porto fluviale di San Giorgio di Nogaro mentre a Cervignano del Friuli negli anni 90 è stato realizzato un importante interporto ferroviario per lo smistamento delle merci nelle direttrici nord-sud (Udine-Pontebbana) ed est-ovest verso la Slovenia e l'est europeo.

La provincia di Udine è ai primi posti in Italia nella classifica della qualità della vita, classificandosi nel 2006 al 13° posto (Il Sole 24 Ore), seguono quelle di Gorizia al 21° e quella di Pordenone al 29°.

[modifica] Turismo

Una voce importante dell'economia friulana è costituita dal turismo, con le località balneari di Lignano Sabbiadoro e Grado (tra le maggiori mete dell'alto Adriatico), con il centro storico di Udine e con i numerosi agriturismi sparsi un po' in tutto il Friuli. Nella stagione invernale le località alpine (Tarvisio, Forni di Sopra, Ravascletto, Sella Nevea, Piancavallo) sono frequentate mete sciistiche. Sono mete turistiche inoltre la longobarda Cividale del Friuli, il centro medioevale di Venzone ed il sito archeologico di epoca romana di Aquileia. Dal punto di vista ambientale e naturalistico assume sempre maggiore importanza tutta la regione alpina della Carnia e l'oasi faunistica della Laguna di Marano.

[modifica] Curiosità

[modifica] Gastronomia

Prodotti tipici friulani sono:

Nota : Il nome Tocai è attualmente al centro di un contenzioso con la comunità europea, per la sua similarità con il Tokaj Ungherese. Per adesso le bottiglie possono essere ancora etichettate e commercializzate con il nome Tocai con proroga fino al 31 Marzo 2007. http://www.consiglio.regione.fvg.it/pagine/comunicazione/comunicatistampa.asp?comunicatoStampaId=12081


Piatti tipici:

[modifica] Friulani celebri

[modifica] Artisti

[modifica] Letterati e filosofi

[modifica] Musicisti

[modifica] Scienziati

[modifica] Sportivi

[modifica] Viaggiatori ed esploratori

[modifica] Spettacolo

[modifica] Note

  1. Antonio Saltini, Eugenio Segalla, Dieci secoli di agricoltura, 50 anni di Coldiretti, Udine 1995.

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Comuni del Friuli storico

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