Fornitura di grano per la città di Roma

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Il problema della Fornitura di grano per la città di Roma fu sempre uno dei temi centrali della politica prima della repubblica e poi dell'Impero romano.

Una megalopoli come Roma antica non riuscì mai ad essere alimentata dalla propria campagna anche perché in buona parte non destinata a produrre generi di prima necessità, ma frutta e verdura, quando non era occupata dalle ville e dai giardini dell'aristocrazia. Il grano presentava rispetto agli altri alimenti diversi vantaggi. Era più facilmente conservabile ed era trasportabile, perché occupava, a parità di potere nutritivo, poco spazio. Aveva anche un areale molto vasto, con la possibilità quindi di creare le condizioni geopolitiche per l'accumulazione di eccedenze alimentari.

La città è dipesa per il rifornimenti di cereali dalle altre zone d'Italia (specialmente la Campania e poi altrove nell’impero (le province della Sicilia dell'Africa (attuale Tunisia) e dell'Egitto, con il suo grande porto d'imbarco di Alessandria.

Queste regioni avevano la possibilità di assicurarei quantitativi di grano sufficiente per la popolazione della capitale (secondo alcune fonti 60 milioni di moggi) e le vie di comunicazione con il porto di Ostia e la libera navigazione dalle zone che presentavano eccedenza di produzione di grano, ebbero grande importanza strategica.

Chiunque avesse controllato il rifornimento del grano ha avuto un ruolo essenziale per la città di Roma. Nell'anno dei quattro imperatori Vespasiano, che controllava l'Egitto e i suoi rifornimenti granari, riuscì a prevalere sugli altri contendenti.

L'importanza politica di mantenere la "quiete urbana" della popolazione ha comportato che i magistrati romani e successivamente gli imperatori, abbiano devoluto risorse e grande attenzione all'approvvigionamento di generi alimentari. Ai tempi della tarda repubblica, se bisogna prestare fede al racconto di Tito Livio, il senato romano designava un edile con funzione di paefectus annonae, che curava le distribuzioni di grano alla popolazione.

Sotto il Principato, la posizione del del praefectus annonae è diventato permanente, mentre una gamma di privilegi, compreso le concessioni della cittadinanza e dell'esenzione da determinate funzioni, è stata estendere agli "armatori" che si sono assunti il compito di assicurare il trasporto del grano in città.

Una grande parte del rifornimento della città è stata ottenuta attraverso il mercato libero; i prezzi nella città erano invariabilmente elevati ed i commercianti potrebbero contare sul realizzare un ricco profitto. Tuttavia, c'era inoltre il grano raccolto come imposta in natura da determinate province; parte di questo è stato distribuito ai funzionari ed i soldati e parte è stata venduta a prezzo di mercato, ma per effetto delle leggi proposte da Caio Gracco (123 a.C.) una parte è stata venduta ad un prezzo agevolato ai cittadini. Le campagne contro i pirati di Pompeo e di Cesare erano state imposte dalla necessità di mantenere libero il rifornimento di grano dal mediterraneo orientale. Il tema delle Frumentationes divenne quello centrale della politica. Nel 58 a.C., Clodio compì delle distribuzioni gratuite; l'imperatore Augusto pensò di abolire queste distribuzioni gratuite (frumentationes), ma poi si limitò a diminuire il numero dei beneficiari e riservarle a 250.000 cittadini. Soprattutto sotto l'impero "panem et circenses" divenne il cardine della politica di imperatori, sempre più autocrati, per assicurarsi il favore del popolo romano.

In diverse occasioni la fornitura di grano dalle province, o il relativo blocco, fu utilizzato come strumento di potere:

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