Dibattito sugli OGM

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Attorno alle biotecnologie in generale e alla introduzione di Organismi geneticamente modificati nel settore agroalimentare in particolare, si é scatenato fin dall’inizio un acceso dibattito a livello internazionale che ha riguardato le tematiche della protezione dell'ambiente e della salute così come implicazioni economiche e sociali.

Indice

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[modifica] OGM e tutela ambientale

Secondo gli oppositori degli OGM, la manipolazione del pool genetico può comportare delle conseguenze non previste in relazione all'interazione con le altre specie viventi e quindi alle conseguenze sull'ambiente. Tra le varie fonti di preoccupazione alcuni ritengono che le piante geneticamente modificate possano comportarsi come specie invasive, specie cioè che si affermano nell'ecosistema a danno di altre specie e varietà.
Risposte su questo tema sono arrivate da diversi articoli scientifici pubblicati negli ultimi anni. L'articolo di Crawley apparso su Nature nel febbraio 2001 ha mostrato che la fitness ambientale degli OGM in commercio è paragonabile a quella delle altre specie coltivate. L'articolo di Morgante su Nature Genetics che ha mostrato come, tra 2 varietà commerciali di mais, circa il 20% dei geni (4250 su 20600) sia presente solo in una delle 2, pur continuando entrambe ad essere interfertili tra loro. Per quanto riguarda i possibili danni sulla biodiversità uno studio della Royal Society (FSE: Farm Scale Evaluation) ha evidenziato che la scelta della specie da coltivare è molto più pesante sulla biodiversità dell'adozione di una varietà transgenica o meno (per esempio, la densità media di api per km2 sul mais è di 1 mentre sulla colza è di 37).

Tra gli oppositori degli OGM vi è chi ritiene che le piante transgeniche, basandosi sul principio della complementarità tra innovazione biologica e innovazione chimica (ad es. piante resistenti agli erbicidi) rafforzino un modello di agricoltura intensiva nell'uso di prodotti chimici, che alcuni paesi, specialmente europei, stanno cercando di cambiare a favore di un modello tecnico agricolo più ecocompatibile. Questo è vero per le piante resistenti agli erbicidi (anche se necessitano di un minor numero di trattamenti e utilizzano composti chimici meno tossici e a basso impatto ambientale), ma non lo è per le colture resistenti agli insetti o con altri caratteri (e.g. papaia resistente a virosi), dove viene ridotto l'uso di composti chimici senza pregiudicare la produttività della coltura. Nel caso delle varietà resistenti agli insetti, ad esempio, la resistenza è mediata da un gene di Bacillus thuringiensis (un batterio usato anche come insetticida biologico dal 1920), che esprime una proteina tossica per alcuni tipi di insetti, anche se non velenosa per l'uomo. Esiste però la preoccupazione che gli insetti divengano resistenti innescando una dinamica evolutiva che porti alla selezione di insetti insensibili alla tossina rendendola così inefficace. A tal fine è obbligatorio per chi coltiva questa tipologia di OGM seminare anche una certa percentuale con varietà convenzionali in modo tale da ridurre la pressione selettiva.

[modifica] Coesistenza tra coltivazioni OGM e non-OGM

Il problema della coesistenza tra coltivazioni OGM e non-OGM pare essere l'ultimo campo di battaglia tra i promotori e gli oppositori della tecnologia transgenica. In tal senso la Commissione Europea ha rilasciato una Raccomandazione, la 556 del Luglio 2003, dove vengono definiti i criteri per tracciare su base nazionale e regionale i criteri di coesistenza e che sottolinea come la soglia di tolleranza da rispettare per la presenza accidentale di OGM in produzioni non-OGM sia dello 0,9%.

Dati disponibili su questo tema (ottenuti anche in Italia [1]) indicano come circa 20m di aree buffer siano sufficienti a mantenere il contenuto di OGM al di sotto dello 0,9%, per soglie più basse invece le distanze richieste aumentano (0,5% - 30m; 0,1% >100m). Sfasature nell'epoca di fioritura tra OGM e non OGM o barriere fisiche possono contribuire al ridimensionamento di tali distanze.

In Italia si sono espresse in merito numerose associazioni italiane dei ricercatori (in rappresentanza di oltre 10.000 scienziati) che hanno dato alla luce due consensus documents, uno sulla sicurezza alimentare degli OGM ed uno sulla coesistenza.
In tema di coesistenza tra coltivazioni GM e convenzionali, i ricercatori hanno affermato che le piante transgeniche non differiscono dalle varietà convenzionali nel loro comportamento in campo, e i criteri esistenti per la coesistenza delle diverse varietà convenzionali possono costituire il modello per stabilire analoghi criteri per le varietà transgeniche. Le pratiche agricole già oggi disponibili consentono di rispettare la soglia dello 0,9% di contaminazione da OGM in prodotti non-OGM, imposta dal Regolamento CE 1830/2003, senza un significativo impatto in termini di costi di gestione per gli agricoltori, anche nel contesto agrario italiano [2].

[modifica] OGM e sicurezza alimentare

Molte persone, specialmente in Europa, considerano gli OGM un potenziale pericolo per la salute. La modificazione genetica di piante ad uso alimentare potrebbe comportare l’introduzione nella catena alimentare di prodotti con potenziali effetti collaterali non del tutto prevedibili. Ad esempio lo stesso inserto genico e le proteine prodotte potrebbero avere effetti tossicologici, non presenti nelle piante originali, o avere delle proprietà allergeniche. Inoltre essendo inserito un gene che conferisce la resistenza agli antibiotici, si ritiene che possa esserci il rischio di trasferimento della resistenza anche a batteri che causano malattie.
Tutti questi rischi sono stati considerati e studiati da numerosi ricercatori negli ultimi due decenni.
In una valutazione complessiva, l'ex-commissario europeo alla ricerca Philippe Busquin, al termine di uno studio europeo durato 15 anni (1985-2000) per un investimento complessivo di 70.000.000 di euro, ha affermato: “Queste ricerche dimostrano che le piante geneticamente modificate e i prodotti sviluppati e commercializzati fino ad oggi, secondo le usuali procedure di valutazione del rischio, non hanno presentano alcun rischio per la salute umana o per l'ambiente. [...] L'uso di una tecnologia più precisa e le più accurate valutazioni in fase di regolamentazione rendono probabilmente queste piante e questi prodotti ancora più sicuri di quelli convenzionali” [3].
A simili conclusioni sono arrivati i circa 10.000 ricercatori appartenenti a 19 Società Scientifiche italiane che hanno rilasciato recentemente un documento che analizza le conoscenze attuali [4]. Le conclusioni di tale documento sottolineano come si debba concentrare l’analisi non tanto sulla tecnologia con cui vengono prodotte le piante GM, ma piuttosto sui caratteri genetici inseriti, seguendo un approccio caso per caso. Si dovrebbe quindi abbandonare l'approccio critico rivolto agli OGM intesi nel loro insieme "a favore di un consenso razionale perché informato sul processo e sui prodotti derivanti".
Nello specifico, i fattori di rischio precedentemente citati sono stati considerati a livello europeo tra le valutazioni del rischio previste nel quadro legislativo. Rispetto al rischio di trasmissione della resistenza ad antibiotici, l'EFSA in una opinione del 2004 ha ammesso l'esistenza di questo rischio, evidenziando diversi livelli di rischio legati ai singoli geni di resistenza, in base ai quali ha espresso delle linee guida per limitare l'uso di alcuni dei geni di resistenza [5].
Il rischio di presenza di sostanze tossiche o allergeniche nei prodotti geneticamente modificati destinati all'alimentazione viene anch'esso considerato nelle procedure di valutazione prima di ogni autorizzazione di prodotti geneticamente modificati in Unione Europea, nelle quali vengono prese in considerazione analisi chimiche effettuate sulla pianta ogm, così come test tossicologici effettuati secondo i metodi di studio usati per valutare gli effetti delle sostanze tossiche.

[modifica] Il dibattito socio-economico

La problematica OGM vede sempre meno protagonisti i temi legati all'alimentazione e all'ambiente, che via via stanno trovando risposte positive sia grazie alla ricerca che alla rigorosità delle norme autorizzative, mentre sono sempre più presenti e sentiti i fattori di rischio o opportunità economici e sociali. In particolar modo quest'ultima frontiera riguarda la relazione tra paesi sviluppati e in via di sviluppo e il modo in cui l'utilizzo su larga scala della tecnologia alla base degli OGM influisca o potrebbe influire sulle economie agricole deboli o in crisi (tra queste anche quella italiana).

Le resistenze all'applicazione degli OGM nell'agricoltura in paesi del terzo mondo sostanzialmente si basano sulle seguenti motivazioni:

Numerosi dati economici raccolti (ad esempio dall'ISAAA, Servizio Internazionale per l’Acquisizione delle Applicazioni Agrobiotecnologiche, o pubblicati da riviste internazionali) indicano come la maggior parte degli utilizzatori degli OGM sono proprio i piccoli coltivatori dei Paesi in via di sviluppo (in particolare sono stati riportati benefici in Sud Africa, Argentina, Brasile, Cina, Filippine, India) in quanto i benefici degli OGM oggi in commercio sono risultati essere indipendenti dalla scala aziendale (a differenza di quelli della Rivoluzione verde). Un'altro dato significativo è che la maggior parte di coloro che ha provato la tecnologia la riutilizza negli anni indicando tra le motivazioni della sua scelta due elementi chiave: l'aumento delle rese e del reddito, e la riduzione nei trattamenti insetticidi e/o erbicidi. Questo in gran parte spiega il perché della forte espansione della superficie agricola coltivata con OGM negli ultimi 10 anni e di come oggi gli OGM non vengano coltivati solo in quei paesi in cui la normativa non lo consenta (es. Italia).
Questi dati sono tuttavia costantemente messi in dubbio da associazioni ambientaliste quali Greenpeace, che sostiene invece che esiste una tendenza crescente tra gli agricoltori e a livello istituzionale ad abbandonare o proibire gli OGM in campo agricolo [6]

[modifica] Posizioni pro e contro OGM

La coltivazione in campo di OGM ha sollevato proteste da parte di alcuni gruppi ambientalisti e di associazioni agricole. Uno degli oppositori più famosi è senza dubbio José Bové, recentemente condannato per aver distrutto in Francia i campi sperimentali (riso GM) di alcuni ricercatori del CIRAD, e gli impianti sperimentali che ne assicuravano la segregazione.

In Italia, sebbene con accenti e finalità diverse, si oppongono all'introduzione degli OGM alcuni gruppi no global, i verdi, associazioni ambientaliste quali greenpeace o legambiente, e due delle tre principali associazioni degli agricoltori: Coldiretti e CIA. In particolare Coldiretti ha promosso presso i comuni e le province l'approvazione di una delibera che dichiari il territorio come "libero da OGM". Tale atto, pur essendo di scarso valore, sia da un punto di vista legale (va contro il diritto comunitario) che da un punto di vista pratico (la delibera vieterebbe non solo l'uso di OGM da parte di agricoltori e allevatori, ma anche il solo transito di materiale GM sul territorio e, in taluni casi, anche la vendita nei supermercati, nonostante non vengano previsti strumenti di controllo) ha comunque un forte valore politico avendo raccolto le adesioni da più di 8000 comuni italiani.

Tale opposizione è basata sia su posizioni ideologiche che economiche, spesso intrecciate tra loro, semplificando possono però essere identificate le seguenti istanze base:

Non tutti si oppongono agli OGM. In particolare, in Italia diversi gruppi si sono storicamente dimostrati potenzialmente favorevoli all'introduzione di tale tecnologia anche nella nostra agricoltura. Tra questi si sono distinte numerose associazioni dei ricercatori che hanno a più riprese tentato di chiarire le problematiche tecnico-scientifiche su questi delicati temi e su cui spesso esiste molta disinformazione. In particolare, 19 società scientifiche hanno rilasciato due consensus document sul tema della sicurezza alimentare degli OGM (2004) e sul tema della coesistenza (2006) per rendere disponibili al dibattito pubblico i dati scientifici raccolti in questi anni.

Accanto ai ricercatori hanno assunto una posizione possibilista anche alcune associazioni agricole come Confagricoltura e Futuragra che sottolineano come l'Italia sia assolutamente deficitaria per l'approvvigionamento di soia (l'Italia produce solo l'8% del suo fabbisogno) e che oggi la pressocchè totalità dei mangimi sul mercato italiano recano la dicitura "contiene OGM". Si domandano quindi perché se si possono (devono) usare (comprare), non li si possono anche coltivare. A ciò aggiungono che taluni OGM aiuterebbero a contenere i quantitativi di alcune classi di micotossine quali ad esempio le fumonisine per le quali l'Italia risulta ben al di sopra delle soglie in discussione a Bruxelles (2.000 ppb contro le 30.000 della media italiana). In sostanza affermano il diritto da parte dell'agricoltore a compiere autonomamente le proprie scelte economiche e vorrebbero, in assenza di pericoli per la salute e per l'ambiente, poter scelgliere se coltivare o meno OGM sulla loro terra, valutando di volta in volta se, ed eventualmente quale, OGM coltivare o meno.

[modifica] Note

  1. http://www.cedab.it/mediaroom/documenti/StudioCoesistenza.pdf
  2. http://www.aissa.it/Consensus2006.pdf
  3. European Union (2000) Review of results of 15 years study on GMOs. http://europa.eu.int/comm/research/quality-of-life/gmo/
  4. http://www.citologia.org/Consensus_ITA.pdf
  5. Opinione dell'EFSA sull'uso di geni di antibioticoresistenza come marcatori negli organismi geneticamente modificati
  6. Comunicato stampa di Greenpeace sullo stato globale dell'ingegneria genetica

[modifica] Voci correlate

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Dibattito_sugli_OGM"