Aratro

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Un contadino lavora la terra con un tradizionale aratro trainato da cavalli
Un contadino lavora la terra con un tradizionale aratro trainato da cavalli

L'aratro è uno strumento usato all'agricoltura fin da tempi antichi per rivoltare il terreno e prepararlo per la semina.

L'aratro è una sorta di evoluzione del piccone, un tempo trainato da buoi o direttamente dalle persone e oggi, nei paesi industrializzati con trattori meccanici.

L'aratura serve per incorporare i resti della precedente coltura nel suolo, ridurre la presenza di erbe infestanti e rendere il terreno soffice per permettere la successiva semina.

Indice

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[modifica] Storia

Quando fu inventata l'agricoltura nel neolitico, furono usati semplici bastoni o zappe per creare i solchi per collocare i semi nelle zone fertili, come il bacino del Nilo, dove le inondazioni annuali rinvigorivano la terra.

Per favorire la crescita del frumento, nelle zone meno fertili il terreno doveva essere rivoltato per portare in superficie gli elementi nutritivi pronti e coprire i resti vegetali. L'addomesticamento dei buoi in Mesopotamia intorno al 6000 a.C. fornì un potente mezzo per trainare l'aratro.

I primi aratri erano costituiti da una struttura portante un bastone di legno verticale, trainata sul terreno per praticare una incisione. Successivamente furono sviluppati gli aratri a versoio, in grado di capovolgere il terreno in un passaggio per seppellire le erbacce e i resti della precedente coltura e portare in superficie i nutrienti percolati in profondità a causa delle piogge. Questo tipo di aratro poteva funzionare anche sui terreni bagnati, poiché l'acqua veniva drenata dal solco prodotto. Questa importante invenzione permise la lavorazione dei terreni dell'Europa settentrionale. La prima descrizione dell'aratro della letteratura occidentale è quella proposta, nella propria Naturalis historia, dal naturalista latino Gaio Plinio, che descrive le parti dell'attrezzo e menziona l'esistenza di aratri diversi [1].

In epoca alto-medievale, quando l'agricoltura tornava a rappresentare la maggior fonte di sfruttamento, l'aratro comunemente in uso era il cosìdetto "aratro semplice" a vomere simmetrico di legno temperato e raramente rivestito in ferro che si limitava a scalfire superficialmente le zolle; ma dal XI secolo si era diffuso a partire dal nord della Francia un innovativo tipo di aratro: "l'aratro pesante". Questo era a vomere asimmetrico, dotato di avantreno mobile su ruote e necessitava di essere trasportato da buoi o talvolta cavalli. Si diffuse rapidamente e fu causa-conseguenza dello sviluppo demografico-economico di quel tempo, il solo possederlo dimostrava la differenza sociale tra un contadino povero e uno ricco. Il suo utilizzo portò a una rapida crescita del valore delle bestie da traino che, solo in questo periodo, valevano più del podere stesso e portò a un susseguirsi di invenzioni per facilitare il compito dell'animale quale il giogo frontale per i buoi e il collare da spalla per i cavalli. Il primo agronomo italiano a proporre l'esame meccanico dello strumento è Agostino Gallo, il massimo esponente italiano dell'agronomia della Rinascenza, che nelle proprie Vinti giornate di agricoltura propone la descrizione dello strumento, riferisce di alcuni modelli diversi, affronta il quesito, che sarà dibattuto per tre secoli, della convenienza all'impiego, nell'aratura, di bovini o equini.[2].

[modifica] Dal legno all’acciaio: ottomila anni di tecnologia umana

Per la parte più lunga della propria storia, possiamo supporre seimila anni, l’aratro è stato attrezzo interamente di legno. Per i tremila anni successivi è stato attrezzo di legno dotato di un solo elemento di ferro, il vomere: siccome nell’antichità l’aratro era, generalmente, attrezzo per la fenditura del suolo, senza rivoltarlo, cioè attrezzo simmetrico, il vomere dell’età del ferro, che è durata fino al Settecento, in continenti interi fino alla metà del Ventesimo secolo, è stato una cuspide, la forma di un’antica punta di freccia.

E’ nella prima metà del Settecento, nella patria delle manifatture, l’Inghilterra, che i primi fonditori iniziano a costruire in metallo l’intero corpo lavorante, il coltro e il vomere, ma soprattutto, il versoio, la parte di maggiore impegno tecnologico. Dopo cinque-sei decenni di produzioni artigianali ha inizio, ancora in Inghilterra, la produzione industriale, il cui pioniere, secondo le cronache dell’alba della metallurgia inglese, sarebbe Robert Ransome, che nel 1789 vende un aratro che è già prodotto industriale. A Ransome si sarebbero affiancati presto agguerriti competitori, che in pochi decenni avrebbero offerto al mercato mondiale attrezzi completamente in metallo: Howard, Busby, Garrett. Nei primi decenni dell’Ottocento avrebbero sfidato i fonditori inglesi quelli americani, produttori di attrezzi di semplicità e economicità esemplari, caratterizzati, per sancire la semplicità, dalla bure di legno. Solo più tardi sarebbero entrate nell’agone le fonderie tedesche, con proposte di grande innovatività tecnologica.

Il versoio di metallo costituisce l’emblema di un capitolo nuovo della storia dell’attrezzo più importante della tecnologia umana. Antonio Saltini sostiene, peraltro, che il cardine della rivoluzione non sarebbe stato la sagomatura in metallo del corpo lavorante, ma la radicale trasformazione della struttura portante dell’attrezzo: un versoio di metallo non ha più bisogno, infatti, dell’antico, pesante dentale di legno, un organo che per essere resistente doveva essere oltremodo pesante, ma può essere unito alla bure da una semplice staffa metallica, che trasmette al tiro tutte le resistenze del lavoro. L’abolizione del dentale muta radicalmente la forma dell’antico attrezzo. [3].


Se in Inghilterra tutti gli aratri, all’alba dell’Ottocento, hanno il corpo lavorante in metallo, in Italia corpi lavoranti di legno sono comuni fino al 1950, quando la Cassa del Mezzogiorno realizza, a Caserta, una collezione di aratri che rispecchiano novemila anni di storia dell’agricoltura, in cui ogni elemento è realizzato, ad esempio, in un legno speciale, quercia, biancospino, pero.

[modifica] Struttura e funzionamento

Aratro semplice portato1. Bure 2. Dispositivo di attacco 3. Dispositivo di regolazione  4. Coltro o coltello 5. Scalpello 6. Vomere 7. Versoio
Aratro semplice portato
1. Bure
2. Dispositivo di attacco
3. Dispositivo di regolazione
4. Coltro o coltello
5. Scalpello
6. Vomere
7. Versoio
Aratro a bilanciere a cinque versoi del 1921, concepito per la trazione funicolare
Aratro a bilanciere a cinque versoi del 1921, concepito per la trazione funicolare
Un vecchio aratro americano (Iowa)
Un vecchio aratro americano (Iowa)

Il versoio o orecchio, una lamina ricurva portato dalla struttura su ruote dell'aratro, termina con una parte in acciaio duro, chiamata vòmere, che taglia il terreno orizzontalmente mentre avanza. Una lama verticale, chiamata còltro o coltello, taglia la zolla in senso verticale davanti al versoio per permetterne il rovesciamento. Svolge anche la funzione di tagliare grosse e profonde radici eventualmente incontrate.

Una guida che si estende dal versoio a retro dell'aratro controlla la direzione del mezzo premendo contro un fianco del solco appena scavato. La forza di reazione è data dal peso della zolla che viene ribaltata. Poiché l'aratro tende ad andare diritto, è più conveniente lavorare campi piuttosto lunghi e stretti.

Il primo aratro in ferro di successo commerciale fu il modello Rotherham, sviluppato da Joseph Foljambe a Rotherham, Inghilterra, nel 1730. Era particolarmente resistente e leggero e basato sugli studi matematici sul versoio di James Small, il cui progetto poteva tagliare, sollevare e rovesciare una striscia di terra. I principali componenti di questo aratro erano già noti in Cina da millenni e si pensa ad una diffusione della tecnologia fino all'Europa attraverso la Germania.

Gli aratri in acciaio, che nacquero durante la rivoluzione industriale, erano ancora più resistenti e leggeri di quelli in ferro o legno. Il modello in acciaio di fusione fu sviluppato dal fabbro americano John Deere intorno al 1830. Nello stesso periodo il giogo per l'attacco degli animali da tiro fu reso regolabile in modo che la ruota anteriore dell'aratro toccasse terra. I modelli precedenti in acciaio avevano due maniglie con cui l'operatore controllava la posizione e profondità del solco. La persona a volte guidava anche gli animali da tiro. In seguito vennero gli aratri con ruote, un seggiolino per il manovratore e l'uso di più vomeri.

Un cavallo da tiro può trainare un aratro a singolo solco in un terreno pulito e soffice. Nei terreni duri sono necessari due animali, di cui uno cammina sul terreno non ancora lavorato e l'altro nel solco. Negli aratri a più solchi uno o più animali devono camminare nel terreno arato e zolloso, che ne rende difficile l'avanzamento. Solitamente si fanno sostare gli animali a riposare per dieci minuti ogni mezz'ora.

L'aratro salta-ceppo è un'invenzione australiana del 1870 circa, quando le numerose nuove fattorie avevano campi con molti ceppi di alberi e rocce difficili da rimuovere. L'aratro usa un peso mobile per mantenere in posizione il versoio. Quando viene incontrato un oggetto che ne ostacola l'avanzamento, il versoio viene sollevato, per prevenire la rottura dell'aratro, dopodiché viene riabbassato. Successivamente venne inventato un sistema che usa uno o due dischi concavi disposti con largo angolo rispetto alla direzione di avanzamento. Quando viene incontrato un ostacolo i disco vi rotola sopra. Normalmente invece il bordo del disco taglia il terreno e la superficie concava ruota sollevando le zolle a lato. Non svolge un lavoro accurato come il versoio ma questo non è necessariamente uno svantaggio, in quanto una minore triturazione limita l'erosione eolica.

Gli aratri moderni sono montati su trattori, sollevabili per mezzo di sistemi idraulici quando non in uso, e possono portare fino a sei versoi. Il maccanismo di attacco al trattore deve essere regolato dall'operatore per impostare la profondità di aratura. Alcuni modelli sono reversibili, ovvero montano due serie di versoi con verso di azione opposto. In questo modo è possibile, usando alternativamente le due serie, praticare i solchi successivi in un campo sia all'andata che al ritorno. In un aratro non reversibile il solco successivo può essere praticato solamente percorrendo il campo in una direzione, oppure sul percorso di ritorno si può arare una differente porzione di campo.

[modifica] Note

  1. Antonio Saltini, vol. I Dalle origini al Rinascimento, 1984, pp. 131-135
  2. Antonio Saltini, Storia delle scienze agrarie, vol. I cit. 333-341..
  3. Antonio Saltini, 1984, vol III, L’età della macchina a vapore e dei concimi industriali, pagg. 102-127

[modifica] Bibliografia

Antonio Saltini Storia delle Scienze Agrarie Edagricole, Bologna 1984-89

[modifica] Voci correlate

accademia_dei_georgofili 

agricoltura 

agronomia. 

annona

aratura

bonifica agraria 

cattedre ambulanti di agricoltura 

consorzi_agrari 

federconsorzi 

fertilizzante 

fisiologia_vegetale 

françois rozier 

giovanni targioni tozzetti

 neolitico.htm 

normativa_sugli_ogm.htm 

organismo_geneticamente_modifica.htm 

oryza_sativa.htm 

paesaggio_agrario.htm 

rivoluzione_verde.htm

rotazione_delle_colture 

rotazione triennale delle colture 

sarchiatura

semina 

sistemazioni di colle

suolo 

vigna

/vomere

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