Agricoltura

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Campo di grano mietuto
Campo di grano mietuto
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«Il primo uomo fu un agricoltore, e ogni epoca storica poggia sull'agricoltura.»

L'agricoltura è il passaggio dalla raccolta di erbe e frutti spontanei allo sfruttamento razionale e organizzato del suolo, per la coltivazione delle specie vegetali.
Una tecnica, ed insieme una pratica, volta alla trasformazione di elementi primari (come l'acqua, la terra, l'ossigeno, l'energia, etc.) in generi alimentari.
Da taluni è anche definita come scienza dello sfruttamento delle risorse naturali organiche.

Coltivazione in serra delle fragole
Coltivazione in serra delle fragole

Indice

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[modifica] Origini

Alcuni ricercatori coordinati da Ofer Bar-Yosef dell'Università di Harvard, Mordechai E. Kislev e Anat Hartmann della Bar-Ilan University in Israele, hanno scoperto che l'agricoltura sarebbe nata 11.400 anni fa (9.400 a.C.) attraverso la domesticazione del fico. Non solo tale domesticazione sarebbe avvenuta molto prima di quanto finora ipotizzato (8.000 a.C. nell'area definita Mezzaluna fertile), ma persino prima di ogni altra specie vegetale, quali frumento, orzo e legumi. La scoperta è stata pubblicata nel numero 312 di giugno 2006 di "Science". La scoperta è avvenuta presso il sito archeologico Gilgal I, un villaggio presso il fiume Giordano a 15 km a nord di Gerico.

Mezzaluna fertile
Mezzaluna fertile

È con l'introduzione delle pratiche agricole che, in tempi remoti, le popolazioni nomadi fondarono le prime aggregazioni urbane.
L'impero egizio era basato sull'attività agropastorale e fu tra le prime popolazioni a utilizzare l'aratro in legno, falci e zappe; soprattutto nel bacino del mediorente e del mediterraneo, l'uomo, abbandonata la vita nomade per insediarsi stabilmente, cominciò ad addomesticare gli animali. L'allevamento garantiva una maggiore disponibilità di carne e latte, oltreché materie prime come lana e pelli e fino alla scoperta dei motori a scoppio, fu la più importante forza di lavoro come aiuto nell'aratura e nella fertilizzazione del terreno.

Aratro trainato da cavalli
Aratro trainato da cavalli

Il rapporto tra la proprietà della terra e ruolo sociale divenne ben presto fondamentale.
Nel mondo classico e latino, il sistema agrario si basava sulla divisione della terra in funzione all'esigenza della città e sull'ager publicus[1] oltreché nella rotazione biennale dove, in autunno, circa metà della terra veniva seminata con cereali e l'altra metà veniva lasciata a riposo (maggese). Il secondo anno s'invertivano le due porzioni.
Sorsero poi i latifondi e la manodopera servile, ma con le invasioni barbariche del IV e V secolo, molte terre furono abbandonate con un rilevante regresso agricolo, al contempo aumentò la pastorizia e l'allevamento.

[modifica] Le più importanti leggi romane

Nel 486 a.C. sotto Spurio Cassio Vecellino vigeva la Lex Cassia che prevedeva una suddivisione delle terre conquistate agli ernici.
Nel 377 a.C. sotto Gaio Licinio Stolone e Lucio Sestio Laterano, la Lex Licinia Sextia, che riduceva i latifondi.
Nel 133 sotto Tiberio Gracco, la Lex Sempronia I, che portava i latifondi a 1000 jugeri e distribuiva l'eccedenza. Nel 123 sotto Gaio Sempronio Gracco, la Lex Sempronia II, che ricostituiva la Lex Sempronia I, precedentemente boicottata.
Nel 59 Giulio Cesare istituisce la Lex Iulia, distribuendo appezzamenti ai meno abbienti.

[modifica] Medioevo

Le stesse invasioni fecero sì che i piccoli contadini si sottomettessero ad un proprietario fondiario da cui ricevevano protezione.
La società feudale fondava sulla terra, non solo la sussistenza, ma anche l'organizzazione militare (la leva era funzionale alla ricchezza fondiaria e le milizie venivano stipendiate con l'assegnazione di terre).
Il sistema gerarchico vedeva il contadino alla base della piramide, come servo della gleba, strettamente legato alla lavorazione della terra, proprietario di una parte dei mezzi produttivi, anche se sottoposto a tributi del signore del feudo.

Verso l'anno 1000, dopo le crociate, si ebbe un perfezionamento delle tecniche agricole con l'introduzione del ciclo triennale[2] si operarono i primi disboscamenti e i lavori di bonifica, anche grazie all'opera dei cistercensi.

Un bracciante in una risaia
Un bracciante in una risaia

Dal XII secolo, si cominciò a lavorare per due volte l'anno, sia nella rotazione biennale che in quella triennale, la parte lasciata a maggese, eliminando meglio le erbe e aumentandone la fertilità; con l'arrivo anche di nuove piante dall'Oriente e dall'Occidente, si ebbe un forte incremento alla produzione, con l'inizio della circolazione dei beni nei mercati urbani.

[modifica] La rivoluzione agricola

Viene comunemente focalizzata in Gran Bretagna per l'intreccio con la rivoluzione industriale, sebbene sia stata vissuta in modo più o meno ampio in tutta Europa.

In Inghilterra presero forma le enclosures, recinzioni di privati su terreni comuni, che comportavano uno sfruttamento adeguato di appezzamenti, anche per grandi produzioni.

Ma la rivoluzione industriale chiamò a se dalle campagne numerosi braccianti che si riversarono verso altri continenti e/o nelle grandi città. In Italia la migrazione fu dal sud verso il triangolo Piemonte/Veneto/Emilia e per contrastarla furono previsti dei piani governativi di riforma fondiaria, ossia piani di bonifica delle terre governative che venivano destinate all'agricoltura.

Migliori strumenti aratori e sistemi di semina, acquisizione sul mercato di nuove sementi e di nuove piante con elevata produttività (patata, mais), la comparsa delle macchine agricole e concimi chimici, attuarono una profonda ristrutturazione rurale che stimolò ancora la costruzione di nuove attrezzature e macchine per tutte le esigenze lavorative agrarie.

L'attività agricola divenne ben presto di tipo industriale nei Paesi economicamente avvantaggiati, mentre nell'Europa dell'Est, Sud America, Asia e Africa rimasero grandi terreni non coltivati, anche se coltivabili.

Solo nel 1861 fu abolità la servitù in Russia, mentre in Italia, alcuni decenni dopo l'Unità, vigevano ancora diversi contratti agrari[3]

[modifica] Agricoltura moderna

Grande produzione di patate
Grande produzione di patate

Nei secoli, e sino a tempi recenti anche nel Mondo Occidentale, l'agricoltura ha avuto sempre primaria importanza per lo sviluppo dei popoli e degli Imperi. Oggi è spesso degnata di un'attenzione superficiale nelle economie moderne, mentre resta fonte primaria di sussistenza e perno dello sviluppo economico dei paesi più poveri ed arretrati. L'importanza di questa pratica è dimostrata dal fatto di essere a tutti gli effetti una scienza e di essere ormai al confine con numerose altre scienze come la genetica e la biologia sia animale che vegetale.

I governi dei paesi industrializzati tra il 1960 e fine anni '90 hanno indotto la cosiddetta rivoluzione verde, ossia hanno investito in maniera consistente nella ricerca agricola, direttamente sui campi degli agricoltori, cercando altri sistemi per incrementare la produzione alimentare con lo sviluppo di prodotti pesticidi e fertilizzanti, incoraggiandoli ad utilizzare queste nuove tecnologie e rivoluzionando le tradizionali pratiche agrarie con l'abbandono e l'estinzione di molte varietà locali e tradizionali.

Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione verde.

L'agricoltura moderna si basa sempre più sull'immissione di energia esterna al sistema sotto forma di fitofarmaci, meccanizzazione, fertilizzanti, ingegneria genetica, tecnologia; si parla quindi di agricoltura intensiva, in antagonismo all'agricoltura estensiva.

Ferme restando le implicazioni negative di una pratica agricola intensiva troppo spinta, la continua crescita dei fabbisogni alimentari mondiali, la necessità di mantenere bassi i prezzi degli alimenti, la riduzione della superficie coltivabile, l'esigenza di coltivare anche in zone nettamente sfavorevoli (talvolta anche per inquinamento) e di poter ottenere prodotti di qualità nutrizionale elevata, pongono gli operatori davanti ad una limitata rosa di scelte.

Le pratiche tradizionali usate prima della rivoluzione verde avevano il difetto di non essere in grado di fornire prodotti in larga quantità ed economici, attraenti per i consumatori, ma soprattutto coerenti con gli standard qualitativi e di sicurezza imposti dalla legge nonché adatti ai processi di trasformazione industriale. Una parte di questa agricoltura tradizionale prende oggi il nome di agricoltura biologica, che costituisce comunque una nicchia di mercato di una certa rilevanza e presenta prezzi medio-alti.

D'altra parte l'agricoltura intensiva presenta evidenti problemi di sostenibilità e per questo di anno in anno cresce l'esigenza di tecnologia di settore sempre più attenta alle problematiche ambientali.

Tra le soluzione tecnologiche, si è avuto da un lato l'adozione di approcci di lotta integrata, dall'altro il miglioramento dei composti chimici (meno tossici e persistenti) e delle varietà impiegate. In questa ottica si collocano anche gli O.G.M., Organismi geneticamente modificati.

Tradizionalmente, nella cultura italiana, l'agricoltura è popolarmente riferita allo sfruttamento delle risorse vegetali a fini alimentari, mentre lo sfruttamento delle corrispondenti risorse di origine animale, l'allevamento, ne è quasi ritenuta antitetica, riflettendo il secolare dualismo pastore-contadino.
A fini scientifici e giuridici, comunque, entrambe le materie sono comunemente riunite nella più vasta accezione di agricoltura.

[modifica] Sviluppo Italiano

Anche se la meccanizzazione ha uno stampo anglosassone, le primissime macchine agricole del XVII secolo, sono il frutto dell'ingegno italiano:

La prima forza motrice di tipo meccanico fu la macchina a vapore, utilizzata per far funzionare le prime trebbiatrici per cereali e le presse per paglia e fieno.
Negli Stati Uniti si costruì la prima trattrice agricola o trattore, la macchina motrice per eccellenza. Erano però macchine pesantissime e difficili da maneggiare.
Dopo vent' anni di prove, le industrie Ford fornirono agli agricoltori americani trattori più leggeri, facili da riparare, semplici nella manutenzione, a prezzi accessibili.

[modifica] Agricoltura e arte

Molti artisti, soprattutto nel XIX secolo in coincidenza con il trionfo dell'Impressionismo e della pittura en plein air, hanno scelto la vita dei campi come oggetto delle loro opere.
Colui che sovrasta tutti gli altri per la capacità di raccontare la fatica della povera gente e di dare un senso umile e religioso a quella fatica è Vincent Van Gogh, il pittore pazzo, morto suicida quando aveva appena 37 anni.
Ad Arles, nel sud della Francia, s'innamorò dei colori della campagna provenzale. Usciva di casa all'alba, raggiungeva i campi, e dipingeva fino a sera. Aveva adottato gli stessi orari e si sottoponeva alla stessa fatica dei contadini ed alla fine della giornata ne coglieva i frutti: un quadro carico di colori incredibili e gioiosi.

Nell'ultimo periodo della sua vita, i campi si traformarono in oscuri presagi di sventura.

il dipinto "Campo di grano"
il dipinto "Campo di grano"

Ad Auvers-sur-Oise, nei dintorni di Parigi, dipinse immagini sempre più cupe. Il suo ultimo soggetto fu un campo di grano sorvolato da uno stormo di corvi. In quel campo, pochi giorni dopo, si sparò un colpo di rivoltella al fianco.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

2414-1, ISBN 88-206-2414-X

[modifica] Note

  1. nell'antica Roma, le leggi agrarie prevedevano che il terreno di patrimonio pubblico, frutto di conquiste militari, fosse concesso in uso ai contadini. L'ager publicus sparì intorno al II secolo d.C.
  2. un appezzamento di terra veniva suddivisa in tre parti: una veniva seminata in autunno con frumento e segala; la seconda veniva seminata nella primavera successiva con avena, orzo, ceci, lenticchie; la terza porzione era lasciata a maggese. Nell'anno successivo la prima porzione veniva seminata con colture primaverili, la seconda rimaneva a maggese, la terza riceveva grani d'autunno
  3. da Relazione finale di Stefano Jacini, 1884

[modifica] Collegamenti esterni

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