.           REPUBBLICA ITALIANA   

 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

IL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA

Sez. Fallimentare

COSI COMPOSTO

dott. Anacleto Grimaldi            Presidente

dott. Vincenzo Vitalone            Giudice est.

dott. Pierluigi Baccarini Giudice

riunito in camera di consiglio, ha emesso la seguente

SENTENZA

Nei procedimenti riuniti 2357, 2358 e 2359/2003 relativi alle domande di accertamento dello stato di insolvenza ed ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria cx Dlgs. 8.7.1999/270 presentate da:

Cirio Finanziaria S.p.a, Cirio Holding S.p.A. e Cirio Del Monte Italia S.p.A. elettivamente domiciliate in Roma via dei Tre Orologi n. 14/a presso l’avv. Bernardo Benincasa che le rappresenta e difende congiuntamente all’avv. Prof. Agostino Gambino ed all’Avv. Prof Franco Coppi per delega in calce ai ricorsi introduttivi

Visti i distinti ricorsi presentati dalla Cirio Holding S.p.A., Cirio Finanziaria S.p.A. e Cirio Del Monte Italia S.p.A. in data 1.8.2003 per l’accertamento del loro stato di insolvenza e la conseguente ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria ai sensi del DLgs. 270/1999, osserva e rileva quanto segue.

Le tre società. facenti parte del Gruppo Cirio hanno chiesto congiuntamente. ma con diversi ricorsi, il riconoscimento dello stato di insolvenza allegando le rispettive posizioni patrimoniali. gli ultimi bilanci approvati e l’elenco dei creditori ed ulteriore documentazione atta a provare il loro stato di decozione.

L’evidente connessione di società del gruppo impone la riunione dei tre procedimenti e la verifica unitaria delle condizioni legittimanti la ammissione alla procedura di cui trattasi. Le stesse ricorrenti hanno evidenziato in riferimento alle posizioni della Cirio Holding S.p.A. e della Cirio Finanziaria s.p.a. che a queste due società mancherebbe il requisito del numero dei dipendenti previsto dall’art. 2 della disciplina sulla amministrazione straordinaria, pur evidenziando che tale requisito sussiste invece per la società operativa del gruppo la Cirio del Monte S.p.A.. Nonostante ciò hanno richiesto che tutte e tre le società vengano contestualmente dichiarate insolventi in vista della procedura di amministrazione giudiziaria stante la compresenza di tutte le condizioni previste dal successivo art. 27 del medesimo decreto e ciò richiamando la prevalente giurisprudenza che su tale questione si sta formando ed in particolare precedenti specifici del Tribunale di Roma.

Invero la disciplina sulla amministrazione straordinaria prevede che società facenti parte di un gruppo possano essere assorbite in un’unica procedura soltanto dopo che la cosiddetta società madre, ossia quella gia dichiarata insolvente ed avente tutti i requisiti previsti dall’art. 2, sia stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria, facendo intendere così che di logica di gruppo e di procedura di gruppo si possa parlare solo dopo il decreto di ammissione della società madre alla amministrazione straordinaria. Ritiene il Tribunale, in conformità al suo precedente orientamento, che, invece, vista la ratio palese della intera disciplina sulla amministrazione straordinaria e le finalità evidenti al raggiungimento di una operazione di risanamento che riguardi. laddove gruppo esista, l’intera compagine delle società in esso comprese, la valutazione di una procedura unitaria debba essere anticipata sin dal momento della cosiddetta fase giudiziaria; e cioè allorquando il Tribunale adito deve affrontare la preliminare e fondamentale questione dell’esistenza dello stato di insolvenza al fine di veicolare, ove ne ricorrano le ulteriori condizioni, le imprese coinvolte in una logica e nella gestione di gruppo ad una unitaria ed ineludibile operazione di risanamento tesa a realizzare un equilibrio economico e finanziario delle stesse. Non può che confermarsi allora  il mancato coordinamento tra le norme della legge non deve consentire provvedimenti che contrastino palesemente con il fondamento della medesima legge e con le finalità che essa intende raggiungere nel diversificato panorama delle procedura concorsuali, differendo ad un momento successivo quel trattamento unitario previsto e voluto dal decreto, rischiando altrimenti di vanificare la vera intenzione del legislatore di applicare con efficacia la disciplina alle imprese del gruppo a vario titolo coinvolte. Non deve nemmeno essere taciuta la circostanza che oramai le procedure di amministrazione straordinaria riguardano, nella maggior parte dei casi riscontrabili nella pratica, società ed imprese che si collocano in una dimensione di gruppo sì da imporre una lettura ed una applicazione della attuale normativa che tenga presente, sin dai primi momenti del complesso iter procedimentale, la effettiva realtà delle imprese coinvolte nella più vasta operazione di risanamento.

In vista di tali valutazioni si evidenzia che nella fattispecie all’esame del Collegio la procedura madre deve essere considerata quella relativa alla società che in questo momento presenta entrambi i requisiti previsti dall’art. 2 del decreto e cioè il numero di dipendenti (579) non inferiore a duecento da almeno un anno e l’ammontare complessivo dei debiti (circa 33 1 milioni di euro risultati dal bilancio chiuso al 31/12/2002) non inferiore ai due terzi tanto del totale dell’attivo dello stato patrimoniale (circa 490 milioni di euro risultanti dal medesimo bilancio), quanto dei ricavi provenienti dalle vendite e dalle prestazioni dell’ultimo esercizio (circa 234 milioni di euro risultanti dal medesimo bilancio). E cioè la Cirio Del Monte Italia S.p.A.. Le altre due società, per le quali sono pienamente integrati gli elementi di cui all’articolo 80 lettera b) n. i e 3 del decreto, presentano comunque debiti non inferiori ai due terzi tanto del totale dell’attivo dello stato patrimoniale quanto dei ricavi provenienti dalle vendite e dalle prestazioni. La situazione al 4 luglio 2003 di Cirio Holding s.p.a. presenta, infatti, debiti pari a circa 441 milioni euro a fronte di un totale dell’attivo di circa 159 milioni di euro e di un totale dei ricavi pari a circa 13 milioni di Euro. Il bilancio chiuso al 31 dicembre 2002 della Cirio Finanziaria S.p.a. presenta. infatti, debiti pari a circa 771 milioni di euro a fronte di un totale dell’attivo di circa 709 milioni di euro e di un totale dei ricavi pari a circa 3 milioni di Euro.

Lo stato di insolvenza è palese per tutte e tre le compagine sociali , ben delineato e. seppur sommariamente, giustificato nei rispettivi ricorsi. comprovato dai bilanci e dalle ultime situazioni patrimoniali allegate ed ulteriormente documentato dalla attuale impossibilità di far fronte alle notevoli esposizioni debitorie scaturenti da una serie di prestiti obbligazionari (notes) emessi, anche a livello internazionale, dalle varie società e da loro controllate. Tali esposizioni coinvolgono tutte e tre le società in un inscindibile legame, determinato anche da rispettive garanzie tra emittenti e dal naufragio del piano di risanamento e ristrutturazione del debito nei confronti degli obbligazionisti di cui tutti e tre i ricorsi danno atto. Deve darsi, peraltro, atto per completezza di trattazione che, a quanto risulta dalla documentazione prodotta con i ricorsi, Cirio Holding S.p.A. controlla Cirio Finanziaria S.p.A. che a sua volta tramite una controllata olandese (al 100%) controlla totalitariamente Cirio Del Monte S.p.A.

Per quanto riguarda la valutazione del più complesso ed incerto requisito previsto dall’art. 27 del decreto e cioè l’esistenza di una concreta prospettiva di recupero dell’equilibrio economico delle attività imprenditoriali non può che ribadirsi che essa è, allo stato, affidata ad una valutazione puramente prognostica, stante la complessità della crisi finanziaria che interessa il gruppo e della varietà ed 4 importanza delle dimensioni delle varie attività di impresa in esso coinvolte e che designano il gruppo Cirio come primario nel panorama della trasformazione e della distribuzione dei prodotti agroalimentari. Una valutazione approfondita può ragionevolmente fondarsi solo su di una conoscenza più compiuta delle effettive chances imprenditoriali del gruppo che solo sommariamente possono essere valutate sulla scorta del ricorso introduttivo e che debbono essere necessariamente affrontate all’esito del rigoroso ed approfondito esame dei commissari giudiziali. Allo stato può dirsi che la crisi finanziaria del gruppo non sembra avere inficiato la sua capacità imprenditoriale e la sua idoneità a mantenere nel panorama del mercato il ruolo primario che notoriamente oggi riveste e che può consentire al gruppo Cirio di realizzare nei tempi e nei modi previsti dalla legge l’auspicata operazione di risanamento. Non può tacersi nemmeno, anzi per alcuni aspetti assume carattere determinante, la circostanza che solo la apertura della procedura di insolvenza consente ragionevolmente una concessione di credito dei numerosi fornitori e committenti del gruppo grazie agli effetti dell’art. 20 del decreto e quelli scaturenti dalla applicazione degli art. 168 e 169 L.F. con particolar riferimento all’art 55 L.F. sulla cristallizzazione dei debiti.

Per quanto attiene alla gestione delle imprese. all’esito della audizione in camera di consiglio delle società richiedenti e del ministero delle attività produttive, si ritiene che essa debba rimanere affidata agli organi delle stesse, e non ai Commissari giudiziali. Infatti, tale decisione, premésso che in camera di consiglio la difesa delle richiedenti ha modificato proprio in tal senso le sue conclusioni, originariamente parzialmente difformi, risulta maggiormente aderente alle esigenze di garantire una pronta ed efficace attività d’impresa relativamente ad operazioni commerciali di primario rilievo, anch’esse evidenziate nella predetta camera di consiglio e riportate nel relativo verbale.

Infine, quanto alla nomina dei commissari giudiziali, rispetto alle originarie designazioni del Ministero delle Attività Produttive sono emersi secondo la valutazione del Tribunale eventuali profili di non compatibilità e di potenziale conflitto di interesse in capo al prof. Emmanuele Emanuele per la sua attuale carica     di presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma che partecipa Banca di Roma S.p.A., istituito bancario che presenta ingenti crediti nei confronti del gruppo Cirio e che allo stato risulta abbia svolto un ruolo primario nelle operazioni  correlate alla emissione di obbligazioni che sono indicate dalle stesse società richiedenti come una causa molto prossima della insolvenza del gruppo. In tal senso, ed allo scopo di garantire al massimo livello la posizione e la funzione dei commissari giudiziali, si ritiene di dover nominare, in conformità alla indicazione subordinata proveniente dallo stesso Ministro delle Attività Produttive, il prof. Luigi Farenga.

Si ritiene pertanto, in virtù delle osservazioni che precedono, accogliere i ricorsi delle tre società richiederiti come da dispositivo che segue,

PQM

Visto l’articolo 3 del D.Lgs. 270/99, dichiara la Cirio Del Monte S.p.A., Cirio Holding S.p.A., Cirio Finanziaria S.p.A. insolventi ed assoggettabili alla procedura della Amministrazione Straordinaria.

Nomina Giudice Delegato il dott. Vincenzo Vitalone

Nomina commissari giudiziali il prof. Attilio Zimatore; il dott. Mario Resca ed il prof. Luigi Farenga.

Assegna ai creditori ed ai terzi che vantano diritti mobiliari su beni in possesso delle società il termine di giorni 90 dalla data di affissione della sentenza per la presentazione in cancelleria delle domande

Fissa l’udienza per l’esame degli stati passivi al giorno 11 novembre 2003 ore 10,00 per la Cirio Holding S.p.A; 11 novembre 2003 ore 11,30 per la Cirio Finanziaria S.p.A.; 11 novembre 2003 ore 15,30 per la Cirio Del Monte S.p.A.

Stabilisce che la gestione dell’impresa rimanga affidata agli organi societari così come oggi composti, stabilendo che i rispettivi rappresentanti legali depositino mensilmente relazione esplicativa sull’andamento dell’attività d’impresa ai Commissari giudiziali ed al Giudice Delegato

Roma, 7 agosto 2003

Il PRESIDENTE

Anacleto Grimaldi